Chi di voi non ricorda una famosa pubblicità, forse la più bella, dove un professore entrando in classe trova un profilattico, ancora nella sua confezione originale e si rivolge all’aula, gremita di studenti, con uno sguardo intimidatorio e con tono grave: “Di chi è questo?”. I giovani della scuola superiore si guardano preoccupati con il panico impresso nei loro volti. Tra i tanti, un ragazzo si alza in piedi e convinto dice: “è mio”, immediatamente a seguirlo si alza l’intera classe dicendo in coro: “è mio”. Sicuramente con questo “spot” si è incrementata la vendita del prodotto ma, analizzando la scena, si ha l’impressione che i studenti, davanTeti al potere del professore di mostrare quella “cosa” , si mostrano prima “timorosi” poi esternano la loro maturità, assumendosi solidalmente la responsabilità verso quel professore che era stato capace, di reprimere e di minacciare con il suo sguardo e il modo in cui si poneva.
Se quella domanda fosse stata posta ai cittadini di Teverola, quante persone si sarebbero alzate in piedi e dire: “è mio”?
A volte rifletto sulle condizioni della nostra città e mi viene un senso di rabbia e, in eguale misura, rassegnazione. Rabbia per quello che si potrebbe fare per la nostra Città, rassegnazione perché consapevole che queste cose non potranno essere realizzate perché il livello di irresponsabilità e di coercizione popola l’animo di tanti.
Teverola è abbandonata a se stessa con l’approvazione di tanti che non vogliono vedere o ignorano, ma preferiscono dichiarare la loro insofferenza mostrandosi disinteressati quando invece dovrebbero essere stimolati per avviare una fase di cambiamento.
Quanti conoscenti, amici o sconosciuti si lamentano della politica, di chi ci amministra, del nostro “sistema” ma poi al momento delle scelte tutte le proteste sfociano nella riconferma, a volte con un risultato migliore, delle stesse persone.
Mi riferisco alle “persone per bene” cosi si fanno chiamare, sono numerosi e sono molto, molto, molto pericolosi perché si insinuano nelle menti deboli, nei giovani e cercano di farli ragionare come loro, professionisti che hanno sempre criticato, a volte con atti formali, questo “regime dolce” ma poi al momento delle decisioni importanti sono diventati “amici” scambiandosi addirittura “cortesie”. Mi riferisco a quei detentori di un pizzico di genialità che li rende persone di ingegno che hanno iniziato la loro carriera professionale proprio con la “mortificazione” di Teverola, ma ahimé, si nascondono dietro “nomignoli”, ad esternare il loro disappunto e ridicolizzando il prossimo, per poi nascondere goffamente la propria incapacità a comprendere le problematiche e il proprio fallimento di non fare nulla per risolverle, problemi che ci umiliano, ci mortificano, ci sconfortano; si rimbocchino le maniche e prendano esempio da quanti, in condizioni analoghe, garantiscono risultati degni di menzionare i loro nomi.
Il ruolo di queste persone “perbeniste” porta a riconfermare questi figuri che, indossando la maschera del “professore”, non hanno vergogna, non si dimettono ne ammettono i propri errori, non si sentono nemmeno responsabili di quello che fanno o non fanno ma lasciano frustrati quelli che lottano per mantenere i loro impegni, il loro sostentamento e la loro dignità.
Questa è la nostra dura realtà, fino a quando tutti insieme non ci decidiamo di alzarci e dire in coro “Teverola è mia”, ma senza una bella bufera, il cielo non potrà tornar sereno…

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