domenica 11 ottobre 2026

Più Uno cresce nel Casertano: Teverola guarda al futuro

Dall’assemblea nazionale di Roma prende forma una nuova esperienza politica nell’area del centrosinistra. In provincia di Caserta è già presente una rete territoriale che punta a rafforzarsi, coinvolgendo cittadini, competenze ed energie civiche.

Più Uno compie un nuovo passo nel panorama politico nazionale e apre una fase destinata a misurare la propria capacità di radicamento nei territori. L’assemblea nazionale che si è svolta ieri, 10 ottobre, a Roma ha segnato il passaggio dal movimento civico a un soggetto politico strutturato, con la presentazione del simbolo "Più Uno-Uguali per Costituzione" e l’obiettivo di contribuire alla costruzione di un’alternativa di centrosinistra in vista delle prossime elezioni politiche.

Un passaggio che non riguarda soltanto la dimensione nazionale, perché la sfida decisiva per una nuova formazione politica consiste soprattutto nella capacità di trasformare le idee in partecipazione, organizzazione e presenza concreta nelle comunità locali. È in questa prospettiva che si inserisce il percorso già avviato in Campania e, in particolare, in provincia di Caserta, dove Più Uno è presente con una rete territoriale che guarda all’Agro Aversano e a Teverola come ambiti nei quali consolidare il confronto e ampliare il coinvolgimento.

La provincia di Caserta rappresenta un terreno significativo per lo sviluppo del progetto, in un contesto nel quale il rapporto tra cittadini e politica risente della necessità di ritrovare credibilità, ascolto e capacità di affrontare i problemi quotidiani. La presenza di una rete territoriale costituisce un punto di partenza, ma il passaggio dalla fase di costruzione a quella dell’iniziativa politica richiederà continuità organizzativa, apertura e proposte riconoscibili.

A Teverola e nell’Agro Aversano, Più Uno punta a inserirsi nel dibattito pubblico attraverso un percorso che metta al centro la partecipazione civica e il contributo di persone provenienti da esperienze differenti, senza ridurre la costruzione del nuovo soggetto politico a una semplice somma di adesioni o a un’operazione legata alle prossime scadenze elettorali.

Il radicamento provinciale dovrà misurarsi con questioni concrete: lavoro e occupazione giovanile, sostegno alle attività produttive, sanità territoriale, tutela ambientale, trasporti e qualità dei servizi pubblici. Temi che richiedono conoscenza delle realtà locali, capacità di confronto con le comunità e proposte verificabili, evitando che la politica rimanga confinata nelle dichiarazioni di principio.

Il nuovo partito si richiama ai valori dell’uguaglianza, della solidarietà, della partecipazione democratica e della Costituzione, proponendosi di dare spazio a competenze ed energie che spesso faticano a trovare una collocazione nelle organizzazioni politiche tradizionali. L’ambizione è contribuire alla costruzione di un centrosinistra più aperto, capace di andare oltre gli equilibri interni e di confrontarsi con le esigenze di una società attraversata da trasformazioni economiche, sociali e istituzionali.

Anche il dibattito sulle prossime elezioni politiche rappresenterà un banco di prova. La costruzione di un’alternativa credibile non dipenderà soltanto dagli accordi tra le forze politiche, ma dalla capacità di elaborare una proposta riconoscibile e di recuperare il rapporto con quanti si sono progressivamente allontanati dalla partecipazione democratica.

Per la provincia di Caserta, la nuova fase nazionale apre dunque una possibilità di sviluppo, ma anche una responsabilità: consolidare la presenza già avviata, allargare la rete di partecipazione e costruire un confronto stabile sui problemi del territorio. La nascita del partito segna l’inizio di un percorso, non il suo traguardo.

La sfida per Più Uno, anche nel Casertano, sarà dimostrare che il richiamo a una politica diversa può tradursi in iniziative, proposte e occasioni reali di partecipazione. Perché un progetto nazionale acquista consistenza quando riesce a parlare ai territori e, soprattutto, quando è capace di ascoltarli.

venerdì 9 ottobre 2026

Il peso dell’improvvisazione al governo della città

 

Quando l'amministrazione di una comunità si trasforma in una palestra per l'improvvisazione, i primi a pagarne il conto non sono i palazzi del potere, ma i cittadini. Un Comune non è uno spazio per esperimenti personali né una vetrina per l'autocelebrazione: è una macchina complessa che richiede competenza, senso delle istituzioni e una profonda conoscenza dei meccanismi pubblici.

​Oggi, purtroppo, la nostra città assiste sempre più spesso a un fenomeno inquietante: l'incompetenza non viene più vissuta con il dovuto pudore o colmata con lo studio, ma viene esibita, quasi fosse un titolo di merito o la prova di un’inesistente "spontaneità". Si confonde la vicinanza alla gente con l'assenza di preparazione, dimenticando che la buona volontà, da sola, non ha mai approvato un bilancio né risanato un servizio essenziale.

​I rischi di questa deriva amministrativa sono ormai visibili nella quotidianità di tutti i giorni:​

Deleghe strategiche senza merito: L'assegnazione di ruoli di governo della città a figure prive di qualsiasi familiarità con i settori di cui dovrebbero occuparsi riduce gli assessorati a cariche puramente di facciata. Quando la guida di un assessorato diventa una semplice casella da riempire per alchimie di maggioranza o per garantire un'indennità mensile, ogni programmazione di lungo termine si azzera.

​Un Consiglio impoverito di visione: Un’aula consiliare ridotta a maggioranze silenziose o incapaci di entrare nel merito dei provvedimenti perde la sua funzione fondamentale di indirizzo e controllo. L'approvazione degli atti rischia di trasformarsi in un mero timbro notarile, privo di quel dibattito critico che solo la conoscenza delle materie può garantire.

​Il costo dell'immobilismo: Un amministratore impreparato produce due tipi di danni catastrofici per la città: la decisione sbagliata, dettata dall'ignoranza delle norme, e la non-decisione, dettata dalla paura di sbagliare. Entrambe bloccano gli investimenti, paralizzano gli uffici e disperdono risorse pubbliche che non torneranno più indietro.

​La politica può e deve essere aperta a tutti, ma la gestione della cosa pubblica non ammette il dilettantismo di ritorno. Amministrare richiede disciplina, attitudine all'ascolto dei tecnici e profondo rispetto per il ruolo che si ricopre. Quando chi guida la città dimentica che ogni firma ha un impatto concreto sulla vita dei cittadini, il danno istituzionale e sociale diventa incalcolabile.

​Restituire centralità alla competenza e alla responsabilità non è una battaglia di parte, ma l'unico argine rimasto per evitare che la gestione della nostra comunità si risolva in un'infinita, costosa parentesi di inefficienza.

mercoledì 7 ottobre 2026

Teverola, scuola dell’infanzia senza acqua: il problema non è solo l’assessore

L’acqua che manca in una scuola dell’infanzia non è una semplice anomalia tecnica. È un problema che riguarda direttamente le condizioni igieniche della struttura e che, quando si ripete nel tempo, impone di interrogarsi sulle responsabilità e sulla capacità dell’amministrazione di affrontarlo in maniera definitiva.

Il plesso di via Pecorario ha già dovuto fare i conti con problemi legati alla distribuzione idrica. E proprio la continuità di queste difficoltà suggerisce di spostare il fuoco della discussione: non soltanto sull’assessore all’Istruzione, ma sulle ragioni per cui una criticità conosciuta non sia stata ancora risolta.

L’assessore ha certamente una responsabilità politica legata alla delega che gli è stata affidata. Ma fermarsi a questo sarebbe riduttivo. Se il problema riguarda da tempo l’impianto o la distribuzione dell’acqua, occorre verificare quali interventi tecnici siano stati effettuati, quali manutenzioni siano state programmate, quali soluzioni siano state valutate e quali risorse siano state previste in bilancio.

È questa la parte della vicenda che meriterebbe maggiore chiarezza. Perché un’amministrazione non dovrebbe limitarsi a intervenire quando l’emergenza si presenta, soprattutto quando la criticità è nota. Serve una programmazione capace di individuare le cause e intervenire alla radice. E in questo quadro la responsabilità politica principale non può che riguardare il sindaco. Non solo perché è il vertice dell’amministrazione comunale, ma anche perché, in qualità di autorità sanitaria locale, ha una responsabilità particolare quando sono in gioco le condizioni igienico-sanitarie di una struttura frequentata quotidianamente da bambini.

In una scuola dell’infanzia l’acqua serve per lavarsi le mani, utilizzare i servizi igienici, pulire gli ambienti e garantire condizioni di sicurezza e igiene. La sua assenza, dunque, non può essere considerata un disagio marginale.

La questione, allora, non dovrebbe diventare l’ennesima caccia al responsabile di turno. Sarebbe più utile ricostruire da quanto tempo esiste il problema, quali segnalazioni siano state fatte, quali interventi siano stati eseguiti e perché non si sia ancora arrivati a una soluzione stabile.

Sono queste le domande alle quali l’amministrazione dovrebbe rispondere. Perché se un problema idrico si ripete, la vera responsabilità non è soltanto di chi deve gestire l’emergenza: è anche di chi avrebbe dovuto prevenirla.

lunedì 5 ottobre 2026

A Teverola la politica torna nei gazebo: Futuro Nazionale riporta la presenza dei partiti sul territorio

 

Al di là delle posizioni e delle polemiche, Futuro Nazionale riporta in strada una presenza politica che in città mancava da tempo

A Teverola la politica torna a farsi vedere nei gazebo. È questo, prima ancora delle posizioni politiche e delle diverse valutazioni sul nuovo partito, il dato che merita di essere registrato.
Futuro Nazionale, attraverso il comitato locale, ha scelto infatti una strada che negli ultimi anni era diventata sempre meno frequente: stare sul territorio, incontrare direttamente i cittadini, parlare di questioni locali e costruire una presenza politica anche fuori dai social.
Un ritorno alla politica di strada che, a Teverola, non si vedeva da tempo. Per trovare una presenza altrettanto riconoscibile nei gazebo bisogna probabilmente tornare alla stagione del Movimento 5 Stelle, quando il rapporto diretto con i cittadini rappresentava una parte importante dell'attività politica.
Questo non significa condividere necessariamente le idee del nuovo movimento. Personalmente non condivido alcune delle sue linee programmatiche, ma le rispetto, così come rispetto il diritto di chi le sostiene di portarle nel dibattito pubblico.
Ed è proprio questo il punto: una democrazia sana ha bisogno anche di confronto, di posizioni diverse e, soprattutto, di politica visibile. Un gazebo non è una garanzia di buona politica, così come un simbolo non certifica la qualità di chi lo rappresenta; ma rappresenta comunque una presenza, un'occasione di confronto e un rapporto diretto con la comunità.
In un momento in cui gran parte della politica sembra consumarsi attraverso post, comunicati e dichiarazioni sui social, vedere nuovamente persone discutere di politica nelle strade di Teverola è un elemento che non dovrebbe essere ignorato.
Si può condividere o meno Futuro Nazionale. Ma una cosa va riconosciuta: almeno per ora, è riuscito a riportare un pezzo di politica tra la gente.

domenica 4 ottobre 2026

Palazzo Carafa, si sono spenti i riflettori. Riaccendiamoli

Un edificio che il Comune riconosce tra le architetture civili storiche di Teverola e che il Ministero della Cultura ha dichiarato di interesse storico-artistico non può essere trattato come una semplice proprietà privata sulla quale cala il silenzio delle istituzioni. 

Dopo il primo articolo sono arrivate alcune precisazioni importanti, che hanno contribuito a ricostruire meglio la storia di Palazzo Carafa, le vicende della proprietà e la situazione delicata di chi vive all'interno dell'edificio. Precisazioni che non vanno ignorate, anzi: aiutano a rimettere al centro i fatti e le responsabilità, evitando di trasformare una vicenda complessa in una semplice contrapposizione.

Ma proprio quelle precisazioni confermano che la vicenda merita di essere approfondita e non archiviata. Il problema non è stabilire chi abbia ragione in una polemica, ma capire che cosa stia realmente accadendo dentro e intorno a Palazzo Carafa.

E oggi c'è un ulteriore elemento che non possiamo far finta di non vedere: i lavori che da settimane si stavano svolgendo all'interno del Palazzo si sono fermati.

La coincidenza temporale con la pubblicazione dell'articolo è un fatto, ma non sappiamo se si tratti di una semplice pausa tecnica, dell'esigenza di ulteriori verifiche o di altro ancora. Non sarebbe serio attribuire automaticamente una causa senza avere elementi certi. Ma proprio per questo, adesso, è ancora più necessario che si faccia luce.

Palazzo Carafa non è un edificio qualunque. Il Comune di Teverola lo inserisce ufficialmente tra le proprie architetture civili storiche, mentre il Ministero della Cultura, con un provvedimento del 26 luglio 2022, lo ha formalmente dichiarato di interesse storico-artistico.

E allora bisogna capire che cosa stesse accadendo all'interno del Palazzo: chi aveva disposto quegli interventi, quale fosse la loro natura, quale progetto li prevedesse e quali autorizzazioni fossero necessarie e fossero state rilasciate.

Non sono domande polemiche. Sono domande che riguardano la tutela di un bene storico e la responsabilità di chi, a vario titolo, è chiamato a garantirne la conservazione. 

L'ufficio tecnico non può essere estraneo a ciò che avviene sul territorio, soprattutto quando si interviene su un immobile di tale rilevanza; e il sindaco, quale massima autorità dell'amministrazione comunale, non può limitarsi a osservare da lontano una vicenda che riguarda contemporaneamente un bene storico della città e persone che da decenni vivono all'interno di quelle mura.

Non servono proclami, né polemiche. Serve che si faccia luce.

Si faccia luce su ciò che è stato fatto, su ciò che si stava facendo e su ciò che oggi si è fermato. Si faccia luce sul futuro del Palazzo e sul percorso che la proprietà e le istituzioni intendono seguire.

La questione delle persone che abitano nel Palazzo resta importante, ma non deve diventare uno strumento per spostare l'attenzione dal problema principale: capire che cosa sta accadendo a Palazzo Carafa e quale futuro si immagina per questo patrimonio. Quelle famiglie hanno una storia dentro quelle mura e meritano risposte sul proprio futuro. Ma anche il Palazzo ha una storia e merita tutela.

Perché il silenzio, soprattutto quando riguarda un bene storico e interventi effettuati al suo interno, non può diventare la soluzione. Il rischio è sempre lo stesso: i riflettori si accendono per qualche giorno, tutti discutono, arrivano le precisazioni, poi cala nuovamente il sipario e tutto torna nell'ombra.

È già successo troppe volte con il patrimonio storico di Teverola. Questa volta no.

Riaccendiamo i riflettori e teniamoli accesi. Perché Palazzo Carafa non è soltanto una proprietà privata, non è soltanto un edificio antico e non è soltanto una pratica amministrativa. È un pezzo della storia di Teverola. E davanti alla storia una città non può permettersi istituzioni che non vedono, non sentono e non parlano.

Adesso si faccia luce.



lunedì 28 settembre 2026

Palazzo Carafa, cosa succede davvero dietro quelle mura?

 

L’ordinanza del sindaco accende i riflettori sul più importante palazzo storico di Teverola. Ma la domanda, adesso, è inevitabile: si va verso il recupero o dobbiamo prepararci a un’altra storia di demolizione e ricostruzione?


C’è una vecchia storia che rischia di tornare a bussare alle porte di Teverola: quella dei suoi palazzi storici lasciati per anni al degrado e poi improvvisamente diventati oggetto di attenzione quando le condizioni strutturali hanno reso necessario intervenire. Oggi i riflettori sono puntati su Palazzo Carafa, uno dei luoghi simbolo della memoria cittadina, e l’ordinanza sindacale del 21 agosto riapre inevitabilmente una domanda che merita risposte chiare: che cosa succederà davvero a quel palazzo?

L’ordinanza nasce dal sopralluogo effettuato dai Vigili del Fuoco insieme ai tecnici comunali, durante il quale sono state riscontrate lesioni diffuse nelle murature, problemi alla copertura, infiltrazioni e fessurazioni considerate preoccupanti anche nelle volte del vano scala. Il Comune ha quindi disposto l’interdizione delle aree interessate, imponendo ai proprietari di incaricare un tecnico specializzato e di procedere con gli interventi necessari alla messa in sicurezza dell’immobile.

La sicurezza viene naturalmente prima di tutto, ma il punto è un altro: dopo anni di abbandono, quale sarà il destino di Palazzo Carafa?

Perché Palazzo Carafa non è semplicemente un vecchio edificio che necessita di lavori. È una parte della storia di Teverola, un complesso caratterizzato dalle antiche murature in tufo, dagli spazi interni e da un’area verde cresciuta nel tempo tra quelle mura, con alberi e vegetazione che rappresentano oggi un piccolo polmone nel cuore del centro storico.

Ed è proprio qui che il passato recente della città dovrebbe tornare alla memoria.

Teverola ha già assistito alla perdita di un altro pezzo importante della propria storia: l’antico monastero di via Roma, abbattuto nel 2008 dopo una vicenda che suscitò un forte dibattito sulla tutela del patrimonio storico cittadino e sulla trasformazione dell’area. Al posto dello storico complesso arrivò una nuova costruzione, con numerosi appartamenti, e quella vicenda è rimasta nella memoria di molti teverolesi proprio come esempio di come un pezzo della storia urbana possa scomparire definitivamente.

Non significa che la storia debba ripetersi con Palazzo Carafa. Sarebbe scorretto sostenerlo senza documenti e senza conoscere quali siano le reali intenzioni della proprietà. Ma proprio quel precedente rende comprensibile l’attenzione che oggi si concentra sulle antiche mura di via Garibaldi.

Anche perché, secondo quanto si apprende, nell’area sarebbero in corso sopralluoghi e attività preliminari, comprese operazioni di sondaggio del terreno e interventi sulla vegetazione. Si tratta di attività che potrebbero essere semplicemente funzionali alle verifiche tecniche e alla progettazione degli interventi, ma che inevitabilmente fanno nascere una domanda: qual è il progetto complessivo per Palazzo Carafa?

Recupero, restauro, riconversione? Oppure una trasformazione più radicale?

Al momento non ci sono elementi sufficienti per affermare che il palazzo sia destinato alla demolizione, ed è giusto distinguere i fatti dalle supposizioni. Ma è altrettanto giusto chiedere che su un bene storico di questa importanza venga fatta chiarezza prima che eventuali decisioni diventino irreversibili.

Per anni si è parlato della possibilità di recuperare Palazzo Carafa, di acquisirlo e di restituirgli una funzione diversa, senza che nessuna di queste ipotesi abbia prodotto finora una vera rinascita dell’edificio. Oggi, mentre l’emergenza sicurezza impone nuovi interventi, potrebbe essere arrivato il momento di capire se Teverola vuole finalmente affrontare seriamente il problema del proprio patrimonio storico.

La domanda, quindi, non è se Palazzo Carafa debba essere messo in sicurezza. Su questo non ci sono dubbi. La vera domanda è che cosa si vuole fare di Palazzo Carafa dopo averlo messo in sicurezza.

Il ricordo del monastero di via Roma dovrebbe servire proprio a questo: non a creare allarmismi, ma a ricordare che quando un edificio storico viene demolito, insieme alle sue mura scompare una parte irripetibile della memoria di una città.

Palazzo Carafa è rimasto per anni sotto gli occhi di tutti, consumato dal tempo e dal degrado. Ora che finalmente quelle antiche mura sono tornate al centro dell’attenzione, sarebbe importante che cittadini, Comune, proprietà e organi di tutela sapessero quale futuro si sta immaginando per questo luogo.

La lampadina è accesa. E questa volta sarebbe bene che restasse accesa fino a quando non sarà chiaro cosa succederà davvero a Palazzo Carafa.