lunedì 28 settembre 2026

Palazzo Carafa, cosa succede davvero dietro quelle mura?

 

L’ordinanza del sindaco accende i riflettori sul più importante palazzo storico di Teverola. Ma la domanda, adesso, è inevitabile: si va verso il recupero o dobbiamo prepararci a un’altra storia di demolizione e ricostruzione?


C’è una vecchia storia che rischia di tornare a bussare alle porte di Teverola: quella dei suoi palazzi storici lasciati per anni al degrado e poi improvvisamente diventati oggetto di attenzione quando le condizioni strutturali hanno reso necessario intervenire. Oggi i riflettori sono puntati su Palazzo Carafa, uno dei luoghi simbolo della memoria cittadina, e l’ordinanza sindacale del 21 agosto riapre inevitabilmente una domanda che merita risposte chiare: che cosa succederà davvero a quel palazzo?

L’ordinanza nasce dal sopralluogo effettuato dai Vigili del Fuoco insieme ai tecnici comunali, durante il quale sono state riscontrate lesioni diffuse nelle murature, problemi alla copertura, infiltrazioni e fessurazioni considerate preoccupanti anche nelle volte del vano scala. Il Comune ha quindi disposto l’interdizione delle aree interessate, imponendo ai proprietari di incaricare un tecnico specializzato e di procedere con gli interventi necessari alla messa in sicurezza dell’immobile.

La sicurezza viene naturalmente prima di tutto, ma il punto è un altro: dopo anni di abbandono, quale sarà il destino di Palazzo Carafa?

Perché Palazzo Carafa non è semplicemente un vecchio edificio che necessita di lavori. È una parte della storia di Teverola, un complesso caratterizzato dalle antiche murature in tufo, dagli spazi interni e da un’area verde cresciuta nel tempo tra quelle mura, con alberi e vegetazione che rappresentano oggi un piccolo polmone nel cuore del centro storico.

Ed è proprio qui che il passato recente della città dovrebbe tornare alla memoria.

Teverola ha già assistito alla perdita di un altro pezzo importante della propria storia: l’antico monastero di via Roma, abbattuto nel 2008 dopo una vicenda che suscitò un forte dibattito sulla tutela del patrimonio storico cittadino e sulla trasformazione dell’area. Al posto dello storico complesso arrivò una nuova costruzione, con numerosi appartamenti, e quella vicenda è rimasta nella memoria di molti teverolesi proprio come esempio di come un pezzo della storia urbana possa scomparire definitivamente.

Non significa che la storia debba ripetersi con Palazzo Carafa. Sarebbe scorretto sostenerlo senza documenti e senza conoscere quali siano le reali intenzioni della proprietà. Ma proprio quel precedente rende comprensibile l’attenzione che oggi si concentra sulle antiche mura di via Garibaldi.

Anche perché, secondo quanto si apprende, nell’area sarebbero in corso sopralluoghi e attività preliminari, comprese operazioni di sondaggio del terreno e interventi sulla vegetazione. Si tratta di attività che potrebbero essere semplicemente funzionali alle verifiche tecniche e alla progettazione degli interventi, ma che inevitabilmente fanno nascere una domanda: qual è il progetto complessivo per Palazzo Carafa?

Recupero, restauro, riconversione? Oppure una trasformazione più radicale?

Al momento non ci sono elementi sufficienti per affermare che il palazzo sia destinato alla demolizione, ed è giusto distinguere i fatti dalle supposizioni. Ma è altrettanto giusto chiedere che su un bene storico di questa importanza venga fatta chiarezza prima che eventuali decisioni diventino irreversibili.

Per anni si è parlato della possibilità di recuperare Palazzo Carafa, di acquisirlo e di restituirgli una funzione diversa, senza che nessuna di queste ipotesi abbia prodotto finora una vera rinascita dell’edificio. Oggi, mentre l’emergenza sicurezza impone nuovi interventi, potrebbe essere arrivato il momento di capire se Teverola vuole finalmente affrontare seriamente il problema del proprio patrimonio storico.

La domanda, quindi, non è se Palazzo Carafa debba essere messo in sicurezza. Su questo non ci sono dubbi. La vera domanda è che cosa si vuole fare di Palazzo Carafa dopo averlo messo in sicurezza.

Il ricordo del monastero di via Roma dovrebbe servire proprio a questo: non a creare allarmismi, ma a ricordare che quando un edificio storico viene demolito, insieme alle sue mura scompare una parte irripetibile della memoria di una città.

Palazzo Carafa è rimasto per anni sotto gli occhi di tutti, consumato dal tempo e dal degrado. Ora che finalmente quelle antiche mura sono tornate al centro dell’attenzione, sarebbe importante che cittadini, Comune, proprietà e organi di tutela sapessero quale futuro si sta immaginando per questo luogo.

La lampadina è accesa. E questa volta sarebbe bene che restasse accesa fino a quando non sarà chiaro cosa succederà davvero a Palazzo Carafa.




 

venerdì 21 agosto 2026

Fondi per i ragazzi restituiti e Terzo Settore lasciato ai margini: quando la rivoluzione resta sulla carta

 


TEVEROLA - €4.512,59 di risorse destinate ai nostri ragazzi vengono restituiti. E oggi, mentre si continuano a organizzare i campi estivi, il Terzo Settore resta ai margini.

C'è qualcosa che non torna nella gestione delle politiche rivolte ai bambini, ai ragazzi e alle famiglie del Comune di Teverola. 

Dalla documentazione relativa al finanziamento per le attività socioeducative a favore dei minori emerge che, a fronte di €20.357,09 assegnati per i centri estivi e le attività socioeducative del 2023, ne sono stati utilizzati €15.844,50, con una conseguente economia di €4.512,59, che oggi viene restituita alla Presidenza del Consiglio dei Ministri-Dipartimento per le Politiche della Famiglia.

È importante ricordare un elemento: il finanziamento riguarda il 2023 e, all'epoca, la gestione delle politiche sociali era affidata all'attuale vertice dell'amministrazione. Non si può quindi far finta che questa vicenda appartenga a un passato completamente estraneo a chi oggi ha responsabilità politiche e amministrative. Una restituzione che, al di là degli aspetti puramente contabili, dovrebbe far riflettere sulla capacità di programmare e utilizzare fino in fondo risorse che erano state destinate a un obiettivo preciso: offrire opportunità ai nostri ragazzi.

E la domanda politica è inevitabile: era davvero impossibile utilizzare quelle risorse attraverso una programmazione più ampia e un maggiore coinvolgimento del Terzo Settore? Il Terzo Settore non dovrebbe essere un nemico.

C'è poi un altro elemento che merita attenzione. Quest'anno, per la realizzazione dei campi estivi, si è scelto di procedere attraverso l'affidamento del servizio a un gestore, senza costruire un percorso capace di coinvolgere realmente il Terzo Settore. Non si tratta di mettere in discussione la legittimità delle procedure amministrative o la professionalità di chi ha ricevuto l'affidamento. La questione è un'altra: una comunità si amministra valorizzando tutte le energie disponibili o scegliendo sistematicamente di farne a meno? Il Terzo Settore rappresenta un patrimonio di competenze, volontariato, conoscenza del territorio e capacità di aggregazione. Quando si parla di minori, famiglie, educazione e socialità, escludere o marginalizzare il Terzo Settore significa rinunciare a una parte importante delle risorse della comunità. E se davvero esiste una scelta politica di non coinvolgerlo, allora sarebbe opportuno spiegare ai cittadini perché. La rivoluzione promessa e quella che non si vede.

Nel frattempo, gli amministratori “pantofolai”, così come coloro che in passato annunciavano di voler rivoluzionare questo paese, sembrano avere oggi una concezione piuttosto particolare della rivoluzione. Mentre ci sono problemi da affrontare, risorse da programmare, il Terzo Settore da coinvolgere e servizi da migliorare, c'è chi sembra preferire la riva del mare, il caldo del sol leone e la comodità della distanza dai problemi quotidiani.

Naturalmente, anche chi amministra ha diritto alle proprie ferie. Ma la politica non va in ferie dai problemi della comunità. E soprattutto, non può bastare aver promesso di cambiare le cose: i cittadini giudicano dai risultati.

I soldi per i ragazzi non sono un dettaglio. Restituire oltre quattromila euro di risorse non significa automaticamente aver commesso un illecito, né dimostra da solo un'incapacità amministrativa. Ma rappresenta certamente un'occasione persa. Perché quei soldi erano destinati ai minori. E ogni euro che torna indietro è una possibilità in meno per realizzare attività, servizi, iniziative e opportunità per bambini e ragazzi.

La domanda, allora, dovrebbe essere semplice: si poteva fare di più? Se la risposta è sì, allora bisogna avere il coraggio di riconoscerlo. E soprattutto bisogna cambiare approccio. Non servono amministratori che si limitino a gestire l'ordinario. Servono amministratori capaci di programmare, ascoltare, coinvolgere e mettere in rete le energie del Terzo Settore. Perché il Terzo Settore non deve essere considerato un problema da tenere a distanza. Deve essere parte della soluzione.

La vera rivoluzione non è quella annunciata nei comizi o sui social. La vera rivoluzione sarebbe riuscire a spendere tutte le risorse disponibili per i nostri ragazzi, coinvolgere il Terzo Settore e costruire una comunità nella quale nessuna energia positiva venga lasciata ai margini.

Il resto, compreso il sole sulla riva del mare, può tranquillamente aspettare.