giovedì 25 giugno 2026

Lettera aperta al Sindaco di Teverola

 

Gentile Sindaco

ho letto il comunicato relativo alla manifestazione dedicata all'80° Anniversario della Repubblica Italiana e del diritto di voto alle donne, svoltasi presso l'Aula Consiliare del Comune di Teverola. Una ricorrenza importante, che richiama i valori fondanti della nostra democrazia e che avrebbe dovuto rappresentare un momento di partecipazione e condivisione per l'intera comunità. Proprio per questo, non posso nascondere la mia amarezza nel constatare che, ancora una volta, un evento istituzionale di tale rilevanza sia stato organizzato senza un'adeguata informazione pubblica e senza il coinvolgimento delle associazioni culturali, sociali e civiche che operano quotidianamente sul territorio.

 

Dalle fotografie pubblicate emerge, ancora una volta, la presenza delle stesse persone che abitualmente gravitano attorno all'amministrazione comunale, mentre risultano assenti quelle realtà associative e quei portatori di interessi culturali che da anni contribuiscono alla crescita della nostra comunità. È una scelta che appare sempre più come un metodo: quello di preferire una partecipazione ristretta anziché favorire il coinvolgimento dell'intera cittadinanza.

Eppure, proprio la manifestazione che avete celebrato avrebbe dovuto ricordare a tutti il valore della partecipazione democratica. La Repubblica è nata grazie alla volontà popolare espressa attraverso il voto e la Costituzione che ne è scaturita rappresenta il più alto esempio di inclusione, pluralismo e confronto tra idee diverse. Per questo motivo appare paradossale celebrare quei principi senza metterli concretamente in pratica. Le istituzioni non dovrebbero limitarsi a commemorare la democrazia, ma dovrebbero esercitarla quotidianamente attraverso il dialogo con i cittadini, le associazioni e tutte le espressioni della società civile.

 

Ancora più significativo è il richiamo all'articolo 118 della Costituzione, che sancisce il principio di sussidiarietà orizzontale e invita gli enti pubblici a favorire l'autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, nello svolgimento di attività di interesse generale. Un principio che, purtroppo, sembra restare spesso sulla carta e che continua a trovare scarsa applicazione nelle scelte della sua amministrazione. Una comunità cresce quando le istituzioni ascoltano, coinvolgono e valorizzano le energie presenti sul territorio. Cresce quando le associazioni vengono considerate una risorsa e non un fastidio. Cresce quando gli eventi pubblici diventano patrimonio di tutti e non occasioni riservate a pochi. Cresce quando si favorisce la partecipazione e non la si limita.

 

Sindaco, amministrare significa guidare una comunità verso il futuro, non rinchiuderla in una visione autoreferenziale. Significa avere il coraggio di confrontarsi con chi la pensa diversamente, riconoscere il valore delle competenze presenti sul territorio e costruire percorsi condivisi nell'interesse collettivo. Purtroppo, quanto accaduto anche in questa occasione conferma una modalità di gestione che appare sempre più distante dallo spirito di apertura e partecipazione che dovrebbe caratterizzare un'amministrazione pubblica. Le celebrazioni della Repubblica non possono essere ridotte a semplici cerimonie. Devono essere occasioni per riaffermare concretamente quei valori di libertà, partecipazione e cittadinanza attiva che i nostri padri costituenti hanno voluto consegnarci.

 

Per questo Le rivolgo un invito sincero: apra le porte del Comune alla città, alle associazioni, ai cittadini e a tutte le forze che desiderano contribuire alla crescita di Teverola. Abbandoni la logica delle cerchie ristrette e della partecipazione selettiva. Dia finalmente spazio a un confronto autentico e costruttivo.

Se però ritiene che tutto questo non sia necessario, se continua a considerare il coinvolgimento della comunità un elemento marginale dell'azione amministrativa, allora abbia il coraggio di prenderne atto. Teverola merita una guida capace di unire, ascoltare e costruire. E se non è disposto o non è capace di farlo, allora faccia un passo indietro e lasci spazio a chi ha davvero la volontà, la capacità e la passione di costruire una comunità più aperta, partecipata e inclusiva.

 

Perché la Repubblica che avete celebrato è nata grazie alla partecipazione dei cittadini. E senza partecipazione non c'è democrazia, non c'è crescita e non c'è futuro.

 

Un cittadino che crede nella Costituzione, nella partecipazione e nel valore della comunità

 

 

 

domenica 21 giugno 2026

Legalità, etica e memoria: il dovere di non dimenticare

In un tempo in cui tutto corre veloce, anche le vicende che hanno segnato profondamente una comunità rischiano di essere archiviate con troppa fretta. È comprensibile che chi ha attraversato momenti difficili desideri voltare pagina. Ma esiste una differenza sostanziale tra il superamento di una vicenda personale e la cancellazione della memoria collettiva.

La giustizia segue il proprio percorso, con regole, garanzie e decisioni che meritano sempre rispetto. Tuttavia, il tema della legalità non può essere confinato esclusivamente all'esito di un procedimento giudiziario. La legalità è un concetto più ampio, che comprende anche la responsabilità morale, la trasparenza dei comportamenti e la capacità di preservare la fiducia della collettività.

Le grandi vicende economiche e societarie che finiscono sotto la lente della magistratura producono effetti che vanno ben oltre le aule di tribunale. Coinvolgono lavoratori, famiglie, territori, imprese, fornitori e comunità intere. Anche quando alcuni percorsi giudiziari si concludono positivamente per determinate persone, restano comunque aperte le domande che quelle vicende hanno generato sul piano etico e sociale.

Per questo motivo la legalità non può essere ridotta a uno slogan da utilizzare quando fa comodo né trasformata in uno strumento per dividere le persone tra vincitori e vinti. La legalità richiede equilibrio, rispetto delle istituzioni e soprattutto memoria. Memoria di ciò che è accaduto. Memoria delle conseguenze che determinate situazioni hanno prodotto. Memoria delle difficoltà affrontate da chi, direttamente o indirettamente, ha subito gli effetti di vicende che hanno occupato pagine di giornali e acceso il dibattito pubblico.

Nel mondo del volontariato tutto questo assume un significato ancora più profondo. I volontari hanno bisogno di serenità per svolgere il proprio servizio, di contesti liberi da tensioni, contrapposizioni e personalismi. Hanno bisogno di poter dedicare energie e tempo alle persone e alle cause che sostengono, senza essere trascinati in conflitti che nulla hanno a che vedere con la solidarietà e il bene comune. Il volontariato non è una partita di calcio e non ha bisogno di tifosi. Ha bisogno di persone libere, capaci di ragionare con la propria testa. Il tifo appartiene agli stadi; il servizio appartiene alle comunità. Quando il primo entra nel secondo, il rischio è che si perda di vista ciò che conta davvero: la serenità dei volontari, il rispetto delle regole e la tutela del bene comune. Chi sceglie una causa non dovrebbe mai sentirsi obbligato a difendere una persona a ogni costo, né a considerare avversario chi esprime un'opinione diversa. La legalità e l'etica non hanno colori di appartenenza e non ammettono curve contrapposte.

Chiunque abbia attraversato un periodo complesso ha il diritto di riprendere il proprio cammino con serenità. Ma una comunità matura ha il dovere di non dimenticare che la credibilità si costruisce ogni giorno attraverso comportamenti coerenti, trasparenti e rispettosi del bene comune.

La vera cultura della legalità non consiste nel celebrare le assoluzioni o nel gioire delle condanne. Consiste nel comprendere che ogni ruolo di responsabilità comporta un onere maggiore: quello dell'esempio.

E l'esempio più importante è forse questo: non confondere mai la legittima soddisfazione personale con la pretesa di riscrivere la memoria dei fatti.

Perché la giustizia può chiudere un procedimento, ma la coscienza civile di una comunità ha il compito di continuare a interrogarsi sul valore dell'etica, della responsabilità, della fiducia pubblica e della serenità necessaria affinché il volontariato possa continuare a svolgere la propria missione con libertà, credibilità e autentico spirito di servizio.