Quando l'amministrazione di una comunità si trasforma in una palestra per l'improvvisazione, i primi a pagarne il conto non sono i palazzi del potere, ma i cittadini. Un Comune non è uno spazio per esperimenti personali né una vetrina per l'autocelebrazione: è una macchina complessa che richiede competenza, senso delle istituzioni e una profonda conoscenza dei meccanismi pubblici.
Oggi, purtroppo, la nostra città assiste sempre più spesso a un fenomeno inquietante: l'incompetenza non viene più vissuta con il dovuto pudore o colmata con lo studio, ma viene esibita, quasi fosse un titolo di merito o la prova di un’inesistente "spontaneità". Si confonde la vicinanza alla gente con l'assenza di preparazione, dimenticando che la buona volontà, da sola, non ha mai approvato un bilancio né risanato un servizio essenziale.
I rischi di questa deriva amministrativa sono ormai visibili nella quotidianità di tutti i giorni:
Deleghe strategiche senza merito: L'assegnazione di ruoli di governo della città a figure prive di qualsiasi familiarità con i settori di cui dovrebbero occuparsi riduce gli assessorati a cariche puramente di facciata. Quando la guida di un assessorato diventa una semplice casella da riempire per alchimie di maggioranza o per garantire un'indennità mensile, ogni programmazione di lungo termine si azzera.
Un Consiglio impoverito di visione: Un’aula consiliare ridotta a maggioranze silenziose o incapaci di entrare nel merito dei provvedimenti perde la sua funzione fondamentale di indirizzo e controllo. L'approvazione degli atti rischia di trasformarsi in un mero timbro notarile, privo di quel dibattito critico che solo la conoscenza delle materie può garantire.
Il costo dell'immobilismo: Un amministratore impreparato produce due tipi di danni catastrofici per la città: la decisione sbagliata, dettata dall'ignoranza delle norme, e la non-decisione, dettata dalla paura di sbagliare. Entrambe bloccano gli investimenti, paralizzano gli uffici e disperdono risorse pubbliche che non torneranno più indietro.
La politica può e deve essere aperta a tutti, ma la gestione della cosa pubblica non ammette il dilettantismo di ritorno. Amministrare richiede disciplina, attitudine all'ascolto dei tecnici e profondo rispetto per il ruolo che si ricopre. Quando chi guida la città dimentica che ogni firma ha un impatto concreto sulla vita dei cittadini, il danno istituzionale e sociale diventa incalcolabile.
Restituire centralità alla competenza e alla responsabilità non è una battaglia di parte, ma l'unico argine rimasto per evitare che la gestione della nostra comunità si risolva in un'infinita, costosa parentesi di inefficienza.




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