martedì 20 gennaio 2026

Cronache dalla Città dei Balocchi

 

Nella Città dei Balocchi non esistono problemi. 

Esistono solo favole raccontate male da chi non sa sognare. Così dice Pinocchio, primo cittadino di legno, che ogni sera si affaccia dal palazzo più alto per rassicurare il popolo: «State tranquilli, va tutto bene, tutto sarà fatto nei prossimi 100 giorni». E il naso cresce, cresce sereno, come un albero piantato al centro della piazza.

Qui l’aria è sempre pulita, anche quando manca il respiro. Le strade sono nuove, anche quando si sbriciolano sotto i piedi. Il decoro regna sovrano, anche quando il degrado si accomoda sui marciapiedi. Ma guai a dirlo: chi lo fa viene subito additato come guastafeste, nemico della felicità.

Pinocchio promette e tanti applaudono. Promette ponti dove non c’è un fiume, palazzi dove non ci sono fondamenta, lavoro a chi ha già imparato ad andare via. Ogni promessa è un’altra moneta sotterrata nel Campo dei Miracoli, mentre si invita il popolo a pazientare: «Domani cresceranno alberi d’oro, arriveranno i finanziamenti»

Geppetto guarda in silenzio. Ha costruito il burattino sperando diventasse un uomo, ma col tempo ha capito che il legno è più resistente della verità. Intanto rattoppa, sistema, aggiusta quel poco che resta della casa, mentre fuori la festa continua. 

Il Grillo Parlante prova a parlare. Sussurra che qualcosa non torna, che le favole finiscono sempre allo stesso modo. Ma viene scacciato, zittito, accusato di portare sfortuna, di scrivere troppo sui social. Nella Città dei Balocchi il Grillo è fastidioso: ricorda che "crescere" fa male.

I bambini ridono, corrono dietro al carro della cuccagna. È trainato da ciuchini stanchi, (che si lamentano del "vecchio" a sua insaputa) ma ben addestrati. Sul carro volano parole leggere: strade nuove con tanto di asfalto, cultura, memoria, sicurezza. Chi sale sopra non paga biglietto, paga col silenzio. E poco a poco, senza accorgersene, le orecchie si allungano. Chi non ride viene escluso. Chi non applaude è accusato di non amare la città. Chi chiede conto viene deriso: «Sei tu che vedi tutto nero e non collabori».

E intanto Pinocchio sorride, lucida il naso e prepara la prossima fiaba. Ma non tutte le favole sono eterne. Arriva sempre il momento in cui il legno scricchiola, il trucco cola, il carro si ferma. Arriva il giorno in cui la Città dei Balocchi chiede il conto a chi l’ha trasformata in un parco giochi senza futuro. Quel giorno serve coraggio. Serve scendere dal carro. Serve ascoltare il Grillo. Serve smettere di credere che il Paese dei Balocchi sia casa. Pinocchio deve smettere di governare. Tutti gli attori devono restituire le monete. I burattini devono spezzare i fili.

Solo allora la Città dei Balocchi potrà tornare a essere una città vera. E forse, finalmente, qualcuno potrà dire la verità senza che il naso cresca.

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