Per anni Si Teverola OdV, insieme ad altre associazioni che si battono per la legalità e la memoria, ha custodito e promosso il ricordo di Genovese Pagliuca, vittima innocente di camorra, ucciso il 19 gennaio 1995 per aver difeso la dignità, la libertà e il rispetto.
Una memoria condivisa, costruita dal basso, portata avanti dal mondo associativo e civile, spesso in assenza di un reale accompagnamento istituzionale, ma con la consapevolezza che ricordare Genovese significhi affermare valori non negoziabili: giustizia, responsabilità, coraggio.
Dopo la realizzazione del monumento dedicato a Genovese Pagliuca, tuttavia, le istituzioni hanno progressivamente smesso di esercitare un ruolo attivo.
Da diversi anni non si registrano iniziative strutturate, percorsi educativi, né atti politici continuativi capaci di dare sostanza a quella memoria.
Il monumento è rimasto. L’impegno istituzionale, no.
Eppure, nel corso di una riunione ufficiale tra l’Amministrazione comunale, la famiglia Pagliuca e le associazioni locali impegnate nella legalità, era stato assunto un impegno chiaro e pubblico: istituire una Giornata della Memoria dedicata a Genovese Pagliuca.
Un impegno solenne, assunto davanti ai familiari di una vittima innocente e davanti a una rete associativa che da anni supplisce alle mancanze delle istituzioni.
A oggi, però, quell’impegno non si è tradotto in alcun atto amministrativo.
Non si tratta di un ritardo tecnico né di una dimenticanza casuale.
È il segno di una assenza politica che si protrae nel tempo, aggravata dal fatto che riguarda la memoria di una vittima di camorra e una promessa pubblica fatta in un contesto ufficiale.
La memoria non può essere delegata esclusivamente alle associazioni.
Quando le istituzioni si limitano a un monumento e rinunciano alla continuità, la memoria diventa statica, simbolica, priva di forza educativa.
Come Si Teverola OdV, insieme alle altre realtà associative impegnate per la legalità, continueremo a ricordare Genovese Pagliuca. Ma riteniamo doveroso affermare con chiarezza un principio politico essenziale: la legalità non si celebra a parole, si costruisce con atti coerenti.
E il silenzio istituzionale, quando dura anni, non è neutrale. È una scelta.
Teverola merita una memoria viva, condivisa, istituzionalizzata.
Tutto il resto è assenza.

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