Eppure, mentre ai cittadini viene chiesto di evitare il riscaldamento con impianti a biomassa per contenere le emissioni, lo stesso Comune continua a mantenere accese centinaia di luci decorative ormai prive di qualsiasi funzione. Un consumo di energia elettrica del tutto superfluo, che si traduce non solo in un ulteriore carico ambientale, ma anche in uno spreco di denaro pubblico. Risorse che potrebbero essere destinate a politiche serie di contrasto all’inquinamento, come il miglioramento del verde urbano, la mobilità sostenibile o il monitoraggio della qualità dell’aria.
La lotta allo smog non può essere affidata solo agli appelli rivolti ai cittadini: richiede coerenza, scelte amministrative e gesti concreti. Spegnere ciò che non serve più sarebbe già un primo atto di responsabilità istituzionale, soprattutto in una fase in cui la qualità dell’aria è diventata un problema di salute pubblica.
A rendere ancora più evidente questa contraddizione è il fatto che, oggi, le uniche luminarie ancora accese risultano essere quelle di Via Cavour, forse lasciate in funzione per i nostalgici delle feste mondane. Ma mentre qualcuno si aggrappa all’atmosfera delle luci, la città continua a respirare aria sempre più pesante. E su questo, più che sulle decorazioni, sarebbe il caso di fare finalmente luce.

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