“Fu Giovenale, un poeta romano, a coniare questo sistema, meccanismo di potere influentissimo sulle masse romane. "Panem et Circenses", letteralmente "pane e giochi" era la formula del benessere popolare e quindi politico: distribuzione di generi alimentari, bagni e terme pubbliche da un lato, gladiatori, belve esotiche, corse coi carri, competizioni sportive e rappresentazioni teatrali dall'altro lato. Un vero strumento in mano agli Imperatori per sedare i malumori popolari, che col tempo ebbero voce proprio in quei luoghi di spettacolo.”
Gli antichi romani
sapevano che elargito al popolo un po’ di panem et circenses lo si
accontentava.
Perché mai, quindi, dovremmo stupirci se continua ad essere così anche adesso?
Oggi il popolo è, almeno in teoria, più colto di una volta e, sempre in teoria,
ha una maggiore informazione. Cosa lo spinge a chiudere spesso gli occhi
davanti alla verità o a certe evidentissime contraddizioni?
Come nell’antica Roma, in questi periodi si organizzano diverse attività aperte
al pubblico. Un’ottima passerella per alcuni eletti che usano anche il danaro
pubblico per pubblicizzare solo alcune aziende e/o alcuni personaggi. Questo è
quello che vogliono propinarci.
I media locali continuano a pubblicare lettere e articoli sullo stato in cui alcune città sono state portate a diventare. I cittadini sono furiosi per il problema della spazzatura, delle strade sporche, della viabilità e dello stato delle strade, dell’inquinamento (Teverola, risulta essere la più inquinata della Campania), dei disservizi amministrativi, di uffici chiusi senza preavviso, (non ultimo il Comune addirittura chiuso perché “qualcuno” si è dimenticato di aprire il “portone” o di rinnovare il contratto al custode).
«Stanno svendendo le città solo per ricavare un utile immediato. Sul paesaggio, sul territorio cittadino non c’è più da nutrire preoccupazione: ma autentica disperazione. Sarà una rovina irreversibile di cui soffriranno le nuove generazioni. E poi ne risentiranno la salute, l’identità, le radici stesse dei cittadini». E non solo, si compiacciano tra sé e sé della loro forza, dei loro numeri, delle loro prospettive. Si spartiscono all’asta le città, facendo le ripartizioni di potere…
Come l’orchestra di una nave che affonda, oggi i politicanti se la suonano e se la cantano tra di loro auspicandosi di incantarci. Mentre l’imbarcazione va a fondo loro se la cantano. Ma il paragone è sbagliato. Se ricordate l’evento storico anche la sua trasposizione in un famoso film, l’orchestra era fatta di umili suonatori che, pur di lenire l’angoscia dei passeggeri, suonavano fino all’ultimo. E alla fine andavano a fondo con la nave. Loro invece non vogliono andare a fondo con le città. Anzi diciamo che le città le hanno affondate proprio loro, non hanno nessuna intenzione di attutire il nostro sgomento: vogliono solo celarci la verità. Suonano e cantano per ingannarci, ammalarci, sedurci: sono simili alle sirene dell’Odissea che trascinano i marinai fuori rotta. A differenza dei suonatori, loro sanno che alla fine troveranno sempre la scialuppa di salvataggio per se stessi.
Fuori di metafora, che ci tocchi pagare per tutte le inefficienze, incapacità e malafede della classe politica che crede di essere in prima classe e sa mettere avanti le mani per salvarsi al momento giusto. Nel paragone con la vicenda del film c’è però qualcosa che torna, il dettaglio più triste. Sapete chi siamo noi cittadini? Siamo i passeggeri di terza classe. Quelli che comunque vada, ci rimettono. Quelli che sulla barca vivono. Quelli che pagano per mandarla avanti. Quelli che non possono tirarsi indietro. Quelli che quando la barca va a fondo, affondano. Mentre la nostra orchestrina di politicanti sarà in salvo su qualche scialuppa, diretta a festeggiare…
Viviamo in un paese dove la democrazia è il potere del popolo, non il potere al popolo. Questo punto è fondamentale da comprendere. Perché ci riporta alla verità inconfutabile dei fatti: anche la democrazia è un regime che si basa su un gruppo di potere. Certamente sono votati dalla gente, ci sono più partiti, esiste la possibilità di manifestare le proprie opinioni politiche in piena libertà. Rimane il fatto che una volta votati i rappresentanti cercano di mettere in atto un programma spesso non conosciuto dai loro votanti che si fidano di altri dettagli, spesso lontani dalla politica stessa.
Nella nostra terra esistono risorse culturali e umane di provata esperienza, capaci di dare un apporto notevole allo sviluppo ed alla crescita del nostro territorio e, conseguenzialmente, raccogliere ed interpretare le aspettative che emergono dalla società civile.
“Pensiamoci… e, alla prossima, auguriamoci di non salite di nuovo sulla stessa barca”.

