domenica 12 luglio 2026

Ambito C06: il commissariamento non nasce dal nulla. È il risultato di anni di inerzia

 


Il
commissariamento dell'Ambito Territoriale C06 deciso dalla Regione Campania non è un fulmine a ciel sereno. È l'epilogo di un percorso lungo oltre un decennio, caratterizzato da continui cambi di governance, difficoltà organizzative e da una progressiva perdita di efficienza amministrativa. L'Ambito C06, nell'attuale configurazione derivante dal riordino regionale degli ambiti territoriali, ha visto negli anni diversi assetti organizzativi. In una prima fase il Comune capofila era Succivo; successivamente la guida è passata a Casaluce e, dal 2020, al Comune di Aversa, individuato ufficialmente quale nuovo ente capofila dal Coordinamento Istituzionale.

Negli anni della gestione di Casaluce non sono mancate polemiche e difficoltà amministrative. Il trasferimento del ruolo di capofila ad Aversa avrebbe dovuto rappresentare una svolta, ma quella ripartenza, nei fatti, non si è mai concretizzata. Lo evidenziano gli atti amministrativi e, soprattutto, la decisione della Regione Campania di avviare il commissariamento dopo aver rilevato una situazione di paralisi amministrativa e gestionale che coinvolge l'intero Ambito. Una crisi tale da spingere gli stessi Comuni aderenti a chiedere un intervento sostitutivo della Regione. La legge immagina gli Ambiti Sociali come luoghi di programmazione condivisa, partecipazione e trasparenza.

Il Piano Sociale di Zona dovrebbe nascere dal confronto con istituzioni, terzo settore, organizzazioni sindacali, associazioni e cittadini. La pubblicazione degli atti dovrebbe consentire a tutti di conoscere come vengono impiegate le risorse pubbliche e come vengono organizzati i servizi. Eppure, per anni, chi ha cercato di seguire concretamente l'attività dell'Ambito ha avuto enormi difficoltà nel reperire documenti, delibere, verbali e atti ufficiali. L'assenza di un vero sistema facilmente consultabile di assenza di un vero sistema facilmente consultabile di pubblicità legale e di una comunicazione istituzionale costante ha reso quasi impossibile esercitare quel controllo diffuso che dovrebbe caratterizzare qualsiasi gestione pubblica. La trasparenza non è un optional: è la prima garanzia contro inefficienze e cattiva amministrazione.

C'è poi un altro aspetto di cui si parla poco. L'Ambito Sociale è finanziato sia dalla Regione Campania sia dalle quote che ciascun Comune aderente versa annualmente. Quando però l'Ambito rallenta, o addirittura si blocca, molti servizi continuano ad essere gestiti direttamente dai singoli Comuni. È qui che nasce una domanda politica legittima: a chi ha realmente fatto comodo questa situazione? Prendiamo il caso del segretariato sociale. Nel corso degli anni, in diversi casi il servizio è stato garantito attraverso affidamenti esterni motivati dall'esigenza di assicurare la continuità assistenziale degli assistenti sociali. Nel tempo, accanto agli assistenti sociali, sono state impiegate anche ulteriori figure dedicate alle attività di segreteria sociale e di supporto amministrativo. Il problema non è la continuità dei servizi, che deve essere sempre garantita, né tantomeno il lavoro svolto dalle persone coinvolte. La questione riguarda il metodo: una modalità che, se protratta per anni senza un ritorno alla piena gestione associata prevista dall'Ambito e senza procedure pubbliche periodicamente aperte alla partecipazione di più soggetti, rischia di svuotare di significato la funzione stessa dell'Ambito Territoriale, nato proprio per programmare, coordinare e rendere uniformi i servizi sociali.

Ma c'è anche un tema di trasparenza e tutela dei cittadini. Chi accede agli uffici dei servizi sociali deve poter avere piena chiarezza sull'organizzazione del servizio, sui ruoli degli operatori presenti e sui soggetti incaricati delle diverse attività., quale ruolo ricopre, per conto di quale soggetto lavora e sulla base di quale incarico svolge la propria attività. Gli uffici sociali trattano quotidianamente informazioni estremamente delicate: condizioni economiche, disabilità, minori, situazioni familiari e fragilità personali e sociali. Dati che richiedono particolare attenzione e che devono essere trattati esclusivamente da soggetti formalmente individuati, autorizzati e adeguatamente formati secondo la normativa sulla protezione dei dati personali. La trasparenza dell'organizzazione interna non è un semplice adempimento burocratico, ma una garanzia di correttezza amministrativa e di rispetto della dignità delle persone. Quando invece i ruoli non sono facilmente comprensibili dall'esterno e l'organizzazione degli uffici appare poco chiara, si alimenta inevitabilmente un clima di sfiducia che non dovrebbe mai accompagnare servizi rivolti alle fasce più fragili della comunità. Il problema, quindi, non è una singola persona o un singolo operatore, ma un modello organizzativo che deve essere reso più trasparente, controllabile e coerente con gli obiettivi per cui l'Ambito Sociale è stato istituito.

Oggi molti applaudono il commissariamento. Ma sarebbe troppo facile limitarsi ad esultare. Se la Regione Campania è arrivata ad esercitare i poteri sostitutivi, significa che per anni il sistema di governo dell'Ambito non ha funzionato. Le responsabilità non possono essere attribuite esclusivamente al Comune capofila del momento. Esse appartengono anche ai rappresentanti politici dei Comuni aderenti che sedevano nel Coordinamento Istituzionale, organo chiamato ad indirizzare, controllare e verificare l'operato dell'Ambito. Il silenzio, l'assenza di controllo e la mancata vigilanza sono anch'essi scelte. Un silenzio che, negli anni, ha coinvolto non solo gli amministratori direttamente chiamati a governare l'Ambito, ma anche il complesso delle forze politiche del territorio, che non hanno sempre esercitato quel ruolo di attenzione, controllo e stimolo che avrebbe dovuto accompagnare una gestione così delicata.

Il commissariamento può rappresentare una nuova fase solo se sarà accompagnato da un cambio radicale di metodo: meno gestione politica e più responsabilità amministrativa, perché i servizi sociali non possono essere terreno di equilibri o convenienze, ma devono tornare ad essere esclusivamente uno strumento di tutela dei cittadini