L’ordinanza del sindaco accende i riflettori sul più importante palazzo storico di Teverola. Ma la domanda, adesso, è inevitabile: si va verso il recupero o dobbiamo prepararci a un’altra storia di demolizione e ricostruzione?
C’è una vecchia storia che rischia di tornare a bussare alle porte di Teverola: quella dei suoi palazzi storici lasciati per anni al degrado e poi improvvisamente diventati oggetto di attenzione quando le condizioni strutturali hanno reso necessario intervenire. Oggi i riflettori sono puntati su Palazzo Carafa, uno dei luoghi simbolo della memoria cittadina, e l’ordinanza sindacale del 21 agosto riapre inevitabilmente una domanda che merita risposte chiare: che cosa succederà davvero a quel palazzo?
L’ordinanza nasce dal sopralluogo effettuato dai Vigili del Fuoco insieme ai tecnici comunali, durante il quale sono state riscontrate lesioni diffuse nelle murature, problemi alla copertura, infiltrazioni e fessurazioni considerate preoccupanti anche nelle volte del vano scala. Il Comune ha quindi disposto l’interdizione delle aree interessate, imponendo ai proprietari di incaricare un tecnico specializzato e di procedere con gli interventi necessari alla messa in sicurezza dell’immobile.
La sicurezza viene naturalmente prima di tutto, ma il punto è un altro: dopo anni di abbandono, quale sarà il destino di Palazzo Carafa?
Perché Palazzo Carafa non è semplicemente un vecchio edificio che necessita di lavori. È una parte della storia di Teverola, un complesso caratterizzato dalle antiche murature in tufo, dagli spazi interni e da un’area verde cresciuta nel tempo tra quelle mura, con alberi e vegetazione che rappresentano oggi un piccolo polmone nel cuore del centro storico.
Ed è proprio qui che il passato recente della città dovrebbe tornare alla memoria.
Teverola ha già assistito alla perdita di un altro pezzo importante della propria storia: l’antico monastero di via Roma, abbattuto nel 2008 dopo una vicenda che suscitò un forte dibattito sulla tutela del patrimonio storico cittadino e sulla trasformazione dell’area. Al posto dello storico complesso arrivò una nuova costruzione, con numerosi appartamenti, e quella vicenda è rimasta nella memoria di molti teverolesi proprio come esempio di come un pezzo della storia urbana possa scomparire definitivamente.
Non significa che la storia debba ripetersi con Palazzo Carafa. Sarebbe scorretto sostenerlo senza documenti e senza conoscere quali siano le reali intenzioni della proprietà. Ma proprio quel precedente rende comprensibile l’attenzione che oggi si concentra sulle antiche mura di via Garibaldi.
Anche perché, secondo quanto si apprende, nell’area sarebbero in corso sopralluoghi e attività preliminari, comprese operazioni di sondaggio del terreno e interventi sulla vegetazione. Si tratta di attività che potrebbero essere semplicemente funzionali alle verifiche tecniche e alla progettazione degli interventi, ma che inevitabilmente fanno nascere una domanda: qual è il progetto complessivo per Palazzo Carafa?
Recupero, restauro, riconversione? Oppure una trasformazione più radicale?
Al momento non ci sono elementi sufficienti per affermare che il palazzo sia destinato alla demolizione, ed è giusto distinguere i fatti dalle supposizioni. Ma è altrettanto giusto chiedere che su un bene storico di questa importanza venga fatta chiarezza prima che eventuali decisioni diventino irreversibili.
Per anni si è parlato della possibilità di recuperare Palazzo Carafa, di acquisirlo e di restituirgli una funzione diversa, senza che nessuna di queste ipotesi abbia prodotto finora una vera rinascita dell’edificio. Oggi, mentre l’emergenza sicurezza impone nuovi interventi, potrebbe essere arrivato il momento di capire se Teverola vuole finalmente affrontare seriamente il problema del proprio patrimonio storico.
La domanda, quindi, non è se Palazzo Carafa debba essere messo in sicurezza. Su questo non ci sono dubbi. La vera domanda è che cosa si vuole fare di Palazzo Carafa dopo averlo messo in sicurezza.
Il ricordo del monastero di via Roma dovrebbe servire proprio a questo: non a creare allarmismi, ma a ricordare che quando un edificio storico viene demolito, insieme alle sue mura scompare una parte irripetibile della memoria di una città.
Palazzo Carafa è rimasto per anni sotto gli occhi di tutti, consumato dal tempo e dal degrado. Ora che finalmente quelle antiche mura sono tornate al centro dell’attenzione, sarebbe importante che cittadini, Comune, proprietà e organi di tutela sapessero quale futuro si sta immaginando per questo luogo.
La lampadina è accesa. E questa volta sarebbe bene che restasse accesa fino a quando non sarà chiaro cosa succederà davvero a Palazzo Carafa.
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