venerdì 21 agosto 2026

Fondi per i ragazzi restituiti e Terzo Settore lasciato ai margini: quando la rivoluzione resta sulla carta

 


TEVEROLA - €4.512,59 di risorse destinate ai nostri ragazzi vengono restituiti. E oggi, mentre si continuano a organizzare i campi estivi, il Terzo Settore resta ai margini.

C'è qualcosa che non torna nella gestione delle politiche rivolte ai bambini, ai ragazzi e alle famiglie del Comune di Teverola. 

Dalla documentazione relativa al finanziamento per le attività socioeducative a favore dei minori emerge che, a fronte di €20.357,09 assegnati per i centri estivi e le attività socioeducative del 2023, ne sono stati utilizzati €15.844,50, con una conseguente economia di €4.512,59, che oggi viene restituita alla Presidenza del Consiglio dei Ministri-Dipartimento per le Politiche della Famiglia.

È importante ricordare un elemento: il finanziamento riguarda il 2023 e, all'epoca, la gestione delle politiche sociali era affidata all'attuale vertice dell'amministrazione. Non si può quindi far finta che questa vicenda appartenga a un passato completamente estraneo a chi oggi ha responsabilità politiche e amministrative. Una restituzione che, al di là degli aspetti puramente contabili, dovrebbe far riflettere sulla capacità di programmare e utilizzare fino in fondo risorse che erano state destinate a un obiettivo preciso: offrire opportunità ai nostri ragazzi.

E la domanda politica è inevitabile: era davvero impossibile utilizzare quelle risorse attraverso una programmazione più ampia e un maggiore coinvolgimento del Terzo Settore? Il Terzo Settore non dovrebbe essere un nemico.

C'è poi un altro elemento che merita attenzione. Quest'anno, per la realizzazione dei campi estivi, si è scelto di procedere attraverso l'affidamento del servizio a un gestore, senza costruire un percorso capace di coinvolgere realmente il Terzo Settore. Non si tratta di mettere in discussione la legittimità delle procedure amministrative o la professionalità di chi ha ricevuto l'affidamento. La questione è un'altra: una comunità si amministra valorizzando tutte le energie disponibili o scegliendo sistematicamente di farne a meno? Il Terzo Settore rappresenta un patrimonio di competenze, volontariato, conoscenza del territorio e capacità di aggregazione. Quando si parla di minori, famiglie, educazione e socialità, escludere o marginalizzare il Terzo Settore significa rinunciare a una parte importante delle risorse della comunità. E se davvero esiste una scelta politica di non coinvolgerlo, allora sarebbe opportuno spiegare ai cittadini perché. La rivoluzione promessa e quella che non si vede.

Nel frattempo, gli amministratori “pantofolai”, così come coloro che in passato annunciavano di voler rivoluzionare questo paese, sembrano avere oggi una concezione piuttosto particolare della rivoluzione. Mentre ci sono problemi da affrontare, risorse da programmare, il Terzo Settore da coinvolgere e servizi da migliorare, c'è chi sembra preferire la riva del mare, il caldo del sol leone e la comodità della distanza dai problemi quotidiani.

Naturalmente, anche chi amministra ha diritto alle proprie ferie. Ma la politica non va in ferie dai problemi della comunità. E soprattutto, non può bastare aver promesso di cambiare le cose: i cittadini giudicano dai risultati.

I soldi per i ragazzi non sono un dettaglio. Restituire oltre quattromila euro di risorse non significa automaticamente aver commesso un illecito, né dimostra da solo un'incapacità amministrativa. Ma rappresenta certamente un'occasione persa. Perché quei soldi erano destinati ai minori. E ogni euro che torna indietro è una possibilità in meno per realizzare attività, servizi, iniziative e opportunità per bambini e ragazzi.

La domanda, allora, dovrebbe essere semplice: si poteva fare di più? Se la risposta è sì, allora bisogna avere il coraggio di riconoscerlo. E soprattutto bisogna cambiare approccio. Non servono amministratori che si limitino a gestire l'ordinario. Servono amministratori capaci di programmare, ascoltare, coinvolgere e mettere in rete le energie del Terzo Settore. Perché il Terzo Settore non deve essere considerato un problema da tenere a distanza. Deve essere parte della soluzione.

La vera rivoluzione non è quella annunciata nei comizi o sui social. La vera rivoluzione sarebbe riuscire a spendere tutte le risorse disponibili per i nostri ragazzi, coinvolgere il Terzo Settore e costruire una comunità nella quale nessuna energia positiva venga lasciata ai margini.

Il resto, compreso il sole sulla riva del mare, può tranquillamente aspettare.

 

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