Il commissariamento
dell'Ambito Territoriale C06 deciso dalla Regione Campania non è un fulmine a
ciel sereno. È l'epilogo di un percorso lungo oltre un decennio, caratterizzato
da continui cambi di governance, difficoltà organizzative e da una progressiva
perdita di efficienza amministrativa. L'Ambito C06, nell'attuale configurazione
derivante dal riordino regionale degli ambiti territoriali, ha visto negli anni
diversi assetti organizzativi. In una prima fase il Comune capofila era Succivo;
successivamente la guida è passata a Casaluce e, dal 2020, al Comune di Aversa,
individuato ufficialmente quale nuovo ente capofila dal Coordinamento
Istituzionale.
Negli anni della
gestione di Casaluce non sono mancate polemiche e difficoltà amministrative. Il
trasferimento del ruolo di capofila ad Aversa avrebbe dovuto rappresentare una
svolta, ma quella ripartenza, nei fatti, non si è mai concretizzata. Lo
evidenziano gli atti amministrativi e, soprattutto, la decisione della Regione
Campania di avviare il commissariamento dopo aver rilevato una situazione di
paralisi amministrativa e gestionale che coinvolge l'intero Ambito. Una crisi
tale da spingere gli stessi Comuni aderenti a chiedere un intervento sostitutivo
della Regione. La legge immagina gli Ambiti Sociali come luoghi di
programmazione condivisa, partecipazione e trasparenza.
Il Piano Sociale di
Zona dovrebbe nascere dal confronto con istituzioni, terzo settore,
organizzazioni sindacali, associazioni e cittadini. La pubblicazione degli atti
dovrebbe consentire a tutti di conoscere come vengono impiegate le risorse
pubbliche e come vengono organizzati i servizi. Eppure, per anni, chi ha
cercato di seguire concretamente l'attività dell'Ambito ha avuto enormi
difficoltà nel reperire documenti, delibere, verbali e atti ufficiali.
L'assenza di un vero sistema facilmente consultabile di assenza di un vero
sistema facilmente consultabile di pubblicità legale e di una comunicazione
istituzionale costante ha reso quasi impossibile esercitare quel controllo
diffuso che dovrebbe caratterizzare qualsiasi gestione pubblica. La trasparenza
non è un optional: è la prima garanzia contro inefficienze e cattiva
amministrazione.
C'è poi un altro
aspetto di cui si parla poco. L'Ambito Sociale è finanziato sia dalla Regione
Campania sia dalle quote che ciascun Comune aderente versa annualmente. Quando
però l'Ambito rallenta, o addirittura si blocca, molti servizi continuano ad
essere gestiti direttamente dai singoli Comuni. È qui che nasce una domanda
politica legittima: a chi ha realmente fatto comodo questa situazione? Prendiamo
il caso del segretariato sociale. Nel corso degli anni, in diversi casi il
servizio è stato garantito attraverso affidamenti esterni motivati
dall'esigenza di assicurare la continuità assistenziale degli assistenti
sociali. Nel tempo, accanto agli assistenti sociali, sono state impiegate anche
ulteriori figure dedicate alle attività di segreteria sociale e di supporto
amministrativo. Il problema non è la continuità dei servizi, che deve essere
sempre garantita, né tantomeno il lavoro svolto dalle persone coinvolte. La
questione riguarda il metodo: una modalità che, se protratta per anni senza un
ritorno alla piena gestione associata prevista dall'Ambito e senza procedure
pubbliche periodicamente aperte alla partecipazione di più soggetti, rischia di
svuotare di significato la funzione stessa dell'Ambito Territoriale, nato
proprio per programmare, coordinare e rendere uniformi i servizi sociali.
Ma c'è anche un tema di
trasparenza e tutela dei cittadini. Chi accede agli uffici dei servizi sociali deve
poter avere piena chiarezza sull'organizzazione del servizio, sui ruoli degli
operatori presenti e sui soggetti incaricati delle diverse attività., quale
ruolo ricopre, per conto di quale soggetto lavora e sulla base di quale
incarico svolge la propria attività. Gli uffici sociali trattano
quotidianamente informazioni estremamente delicate: condizioni economiche,
disabilità, minori, situazioni familiari e fragilità personali e sociali. Dati
che richiedono particolare attenzione e che devono essere trattati
esclusivamente da soggetti formalmente individuati, autorizzati e adeguatamente
formati secondo la normativa sulla protezione dei dati personali. La
trasparenza dell'organizzazione interna non è un semplice adempimento
burocratico, ma una garanzia di correttezza amministrativa e di rispetto della
dignità delle persone. Quando invece i ruoli non sono facilmente comprensibili
dall'esterno e l'organizzazione degli uffici appare poco chiara, si alimenta inevitabilmente
un clima di sfiducia che non dovrebbe mai accompagnare servizi rivolti alle
fasce più fragili della comunità. Il problema, quindi, non è una singola
persona o un singolo operatore, ma un modello organizzativo che deve essere
reso più trasparente, controllabile e coerente con gli obiettivi per cui
l'Ambito Sociale è stato istituito.
Oggi molti applaudono
il commissariamento. Ma sarebbe troppo facile limitarsi ad esultare. Se la
Regione Campania è arrivata ad esercitare i poteri sostitutivi, significa che
per anni il sistema di governo dell'Ambito non ha funzionato. Le responsabilità
non possono essere attribuite esclusivamente al Comune capofila del momento.
Esse appartengono anche ai rappresentanti politici dei Comuni aderenti che
sedevano nel Coordinamento Istituzionale, organo chiamato ad indirizzare,
controllare e verificare l'operato dell'Ambito. Il silenzio, l'assenza di
controllo e la mancata vigilanza sono anch'essi scelte. Un silenzio che, negli
anni, ha coinvolto non solo gli amministratori direttamente chiamati a
governare l'Ambito, ma anche il complesso delle forze politiche del territorio,
che non hanno sempre esercitato quel ruolo di attenzione, controllo e stimolo
che avrebbe dovuto accompagnare una gestione così delicata.
Il commissariamento può
rappresentare una nuova fase solo se sarà accompagnato da un cambio radicale di
metodo: meno gestione politica e più responsabilità amministrativa, perché i
servizi sociali non possono essere terreno di equilibri o convenienze, ma
devono tornare ad essere esclusivamente uno strumento di tutela dei cittadini