martedì 7 gennaio 2025

Panem et Circenses

“Fu Giovenale, un poeta romano, a coniare questo sistema, meccanismo di potere influentissimo sulle masse romane. "Panem et Circenses", letteralmente "pane e giochi" era la formula del benessere popolare e quindi politico: distribuzione di generi alimentari, bagni e terme pubbliche da un lato, gladiatori, belve esotiche, corse coi carri, competizioni sportive e rappresentazioni teatrali dall'altro lato. Un vero strumento in mano agli Imperatori per sedare i malumori popolari, che col tempo ebbero voce proprio in quei luoghi di spettacolo.”

Gli antichi romani sapevano che elargito al popolo un po’ di panem et circenses lo si accontentava.
Perché mai, quindi, dovremmo stupirci se continua ad essere così anche adesso?
Oggi il popolo è, almeno in teoria, più colto di una volta e, sempre in teoria, ha una maggiore informazione. Cosa lo spinge a chiudere spesso gli occhi davanti alla verità o a certe evidentissime contraddizioni?
Come nell’antica Roma, in questi periodi si organizzano diverse attività aperte al pubblico. Un’ottima passerella per alcuni eletti che usano anche il danaro pubblico per pubblicizzare solo alcune aziende e/o alcuni personaggi. Questo è quello che vogliono propinarci.

I media locali continuano a pubblicare lettere e articoli sullo stato in cui alcune città sono state portate a diventare. I cittadini sono furiosi per il problema della spazzatura, delle strade sporche, della viabilità e dello stato delle strade, dell’inquinamento (Teverola, risulta essere la più inquinata della Campania), dei disservizi amministrativi, di uffici chiusi senza preavviso, (non ultimo il Comune addirittura chiuso perché “qualcuno” si è dimenticato di aprire il “portone” o di rinnovare il contratto al custode).

 «Stanno svendendo le città solo per ricavare un utile immediato. Sul paesaggio, sul territorio cittadino non c’è più da nutrire preoccupazione: ma autentica disperazione. Sarà una rovina irreversibile di cui soffriranno le nuove generazioni. E poi ne risentiranno la salute, l’identità, le radici stesse dei cittadini». E non solo, si compiacciano tra sé e sé della loro forza, dei loro numeri, delle loro prospettive. Si spartiscono all’asta le città, facendo le ripartizioni di potere…

Come l’orchestra di una nave che affonda, oggi i politicanti se la suonano e se la cantano tra di loro auspicandosi di incantarci. Mentre l’imbarcazione va a fondo loro se la cantano. Ma il paragone è sbagliato. Se ricordate l’evento storico anche la sua trasposizione in un famoso film, l’orchestra era fatta di umili suonatori che, pur di lenire l’angoscia dei passeggeri, suonavano fino all’ultimo. E alla fine andavano a fondo con la nave. Loro invece non vogliono andare a fondo con le città. Anzi diciamo che le città le hanno affondate proprio loro, non hanno nessuna intenzione di attutire il nostro sgomento: vogliono solo celarci la verità. Suonano e cantano per ingannarci, ammalarci, sedurci: sono simili alle sirene dell’Odissea che trascinano i marinai fuori rotta. A differenza dei suonatori, loro sanno che alla fine troveranno sempre la scialuppa di salvataggio per se stessi.

Fuori di metafora, che ci tocchi pagare per tutte le inefficienze, incapacità e malafede della classe politica che crede di essere in prima classe e sa mettere avanti le mani per salvarsi al momento giusto. Nel paragone con la vicenda del film c’è però qualcosa che torna, il dettaglio più triste. Sapete chi siamo noi cittadini? Siamo i passeggeri di terza classe. Quelli che comunque vada, ci rimettono. Quelli che sulla barca vivono. Quelli che pagano per mandarla avanti. Quelli che non possono tirarsi indietro. Quelli che quando la barca va a fondo, affondano. Mentre la nostra orchestrina di politicanti sarà in salvo su qualche scialuppa, diretta a festeggiare…

Viviamo in un paese dove la democrazia è il potere del popolo, non il potere al popolo. Questo punto è fondamentale da comprendere. Perché ci riporta alla verità inconfutabile dei fatti: anche la democrazia è un regime che si basa su un gruppo di potere. Certamente sono votati dalla gente, ci sono più partiti, esiste la possibilità di manifestare le proprie opinioni politiche in piena libertà. Rimane il fatto che una volta votati i rappresentanti cercano di mettere in atto un programma spesso non conosciuto dai loro votanti che si fidano di altri dettagli, spesso lontani dalla politica stessa.

Nella nostra terra esistono risorse culturali e umane di provata esperienza, capaci di dare un apporto notevole allo sviluppo ed alla crescita del nostro territorio e, conseguenzialmente, raccogliere ed interpretare le aspettative che emergono dalla società civile.

“Pensiamoci… e, alla prossima,  auguriamoci di  non salite di nuovo sulla stessa barca”.

sabato 4 gennaio 2025

Teverola nelle mani delle persone per bene

Chi di voi non ricorda una famosa pubblicità, forse la più bella, dove un professore entrando in classe trova un profilattico, ancora nella sua confezione originale e si rivolge all’aula, gremita di studenti, con uno sguardo intimidatorio e con tono grave: “Di chi è questo?”. I giovani della scuola superiore si guardano preoccupati con il panico impresso nei loro volti. Tra i tanti, un ragazzo si alza in piedi e convinto dice: “è mio”, immediatamente a seguirlo si alza l’intera classe dicendo in coro: “è mio”. Sicuramente con questo “spot” si è incrementata la vendita del prodotto ma, analizzando la scena, si ha l’impressione che i studenti, davanTeti al potere del professore di mostrare quella “cosa” , si mostrano prima “timorosi” poi esternano la loro maturità, assumendosi solidalmente la responsabilità verso quel professore che era stato capace, di reprimere e di minacciare con il suo sguardo e il modo in cui si poneva.
Se quella domanda fosse stata posta ai cittadini di Teverola, quante persone si sarebbero alzate in piedi e dire: “è mio”?
A volte rifletto sulle condizioni della nostra città e mi viene un senso di rabbia e, in eguale misura,  rassegnazione. Rabbia per quello che si potrebbe fare per la nostra Città, rassegnazione perché consapevole che queste cose non potranno essere realizzate perché il livello di irresponsabilità e di coercizione popola l’animo di tanti.
Teverola è abbandonata a se stessa con l’approvazione di tanti che non vogliono vedere o ignorano, ma preferiscono dichiarare la loro insofferenza mostrandosi disinteressati quando invece dovrebbero essere stimolati per avviare una fase di cambiamento.
Quanti conoscenti, amici o sconosciuti si lamentano della politica, di chi ci amministra, del nostro “sistema” ma poi al momento delle scelte tutte le proteste sfociano nella riconferma, a volte con un risultato migliore, delle stesse persone.
Mi riferisco alle “persone per bene” cosi si fanno chiamare,   sono numerosi e  sono molto, molto, molto pericolosi perché si insinuano nelle menti deboli, nei giovani e cercano di farli ragionare come loro, professionisti che hanno sempre criticato, a volte con atti formali, questo “regime dolce” ma poi al momento delle decisioni importanti sono diventati “amici” scambiandosi addirittura “cortesie”. Mi riferisco a quei  detentori di un  pizzico di genialità che li rende persone di ingegno che hanno iniziato la loro carriera professionale proprio con la “mortificazione” di Teverola, ma ahimé,  si nascondono dietro  “nomignoli”, ad esternare il loro disappunto e ridicolizzando  il prossimo, per poi nascondere goffamente la propria incapacità a comprendere le problematiche e il proprio fallimento di non fare nulla per risolverle, problemi che ci umiliano, ci mortificano, ci sconfortano; si rimbocchino le maniche e prendano esempio da quanti, in condizioni analoghe, garantiscono risultati degni di menzionare i loro nomi.
Il ruolo di queste persone “perbeniste” porta a riconfermare questi figuri che, indossando la maschera del “professore”, non hanno vergogna, non si dimettono ne ammettono i propri errori, non si sentono nemmeno responsabili di quello che fanno o non fanno ma lasciano frustrati quelli che lottano per mantenere i loro impegni, il loro sostentamento e la loro dignità.
Questa è la nostra dura realtà,  fino a quando tutti insieme non ci decidiamo di alzarci  e dire in coro  “Teverola è mia”, ma senza una bella bufera, il cielo non potrà tornar sereno…


martedì 24 settembre 2013

Via gli italiani dall’Agro aversano per inquinamento

Dopo due anni dall'allarme dato dalle autorità militare dell’US Navy, le autorità sanitarie italiane chiudono i pozzi inquinati di Casal di Principe…che notizia!!!

Via le truppe Usa dall’Agro aversano, per inquinamento

di Antonio Zacchia

“Ha traslocato pochissimi giorni fa l’ultima famiglia americana che risiedeva nel comune di Casal di Principe, l’ultima di altre 60 che l’hanno preceduta ad abbandonare definitivamente questa terra martoriata dalla criminalità e non solo. L’ordine è venuto dall’ autorità militare dell’US Navy  seguendo le indicazioni dei tecnici e degli standard di qualità dell’EPA . L’Agenzia ambientale degli Stati Uniti ha monitorato, per diversi anni, le abitazioni dei connazionali e l’ambiente circostante  su un vasto territorio compreso tra Napoli e l’Agro aversano; dai controlli effettuati è emerso che  400 tipi diversi di sostanze tossiche, in tre zone ( Casoria, Marcianise e Agro aversano),  superano gli standard di sicurezza stabiliti dalla legge americana in particolare l’acqua delle falde acquifere usata quotidianamente per diversi fini. L’autorità americana ha provveduto a mappare queste aree e, per motivi precauzionali, le ha dichiarate non abitabili. La stessa autorità ha  ammonito  coloro che restano, nelle zone adiacenti, a bere e a cucinare solo ed esclusivamente con acqua minerale poiché l’acqua inquinata, non è solo quelle dei pozzi privati autorizzati o illegali, ma  anche quella dei rubinetti a causa di allacciamenti illegali alla rete pubblica.“Nessun allarme”- fanno sapere le autorità sanitarie americane- i dati acquisiti non fanno registrare aumenti anomali di affezioni croniche e/o maligne, ma l’acqua è inquinata ed è un grave problema. Il tipo di sostanze rilevate provengono sicuramente dai numerosi depositi illegali di rifiuti tossici e nocivi provenienti soprattutto dalle industrie del nord e dai depositi, ormai definitivi, delle eco-balle ammassate in un raggio di diversi chilometri.“Il percolato derivante dalle tonnellate di rifiuti dannosi e meno dannosi depositati sul terreno in zone a noi vicine come Parete, Giugliano, Villaricca, Villa Literno,  entro cinquant’anni avvelenerà le falde acquifere di decine di chilometri quadrati di territorio, distruggendo con essi la vita di qualsiasi vivente”  questi gli studi di un geologo toscano. Nel 2064, il disastro ambientale sarà inevitabile.Intanto gli americani ci hanno preceduto di 50 anni e abbandonano queste terre devastate non dal problema dei rifiuti, no dalla criminalità ma piuttosto dalla pluridecennale emergenza rifiuti tossici e nocivi abbandonate nelle campagne della ormai defunta “Campania Felix”.Bisogna, e con una certa celerità,  bonificare questi terrori. Bonifica che tuttora non è mai iniziata anche perché nessuno ne parla tranne qualche generale americano.”
da Bloq.it del 20 luglio 2011