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lunedì 26 ottobre 2026

Palazzo Carafa, residenti sempre più in difficoltà: "Ci sentiamo abbandonati"

 

Dopo le denunce dei giorni scorsi, arrivano nuove testimonianze da chi vive da decenni nello storico edificio di Teverola: disagi, tensioni e timori per il futuro. E mentre la situazione si aggrava, dalle istituzioni si attendono ancora risposte.

A Palazzo Carafa la tensione resta alta e, secondo le testimonianze dei residenti, le condizioni di vita all'interno dello storico edificio sarebbero diventate sempre più difficili. Dopo i precedenti articoli dedicati al futuro del palazzo e alla sospensione dei lavori, emergono nuovi racconti che descrivono una situazione fatta di disagi quotidiani, preoccupazione e crescente esasperazione.

A riferirlo è una residente che vive nell'edificio da una vita e che, attraverso un messaggio, denuncia una serie di problemi: la rimozione delle piccole tettoie che proteggevano dalla pioggia, la presenza di buche, alberi a terra e un'interruzione della corrente elettrica che, secondo il suo racconto, sarebbe stata causata da un cortocircuito durante gli interventi. La donna riferisce inoltre di accessi al palazzo senza adeguate comunicazioni e di episodi nei quali alcuni abitanti si sarebbero sentiti offesi e invitati ad andare via.

"Ci stanno trattando come animali, chiusi ovunque, senza rispetto. Siamo stati noi per sessant'anni a tenere in piedi questo posto", racconta la residente, lamentando quella che considera una prolungata assenza di manutenzione e chiedendo che venga fatta chiarezza su quanto sta accadendo.

Tra gli aspetti che alimentano la preoccupazione c'è anche l'identità delle persone impegnate nelle attività all'interno del complesso. La residente riferisce che si sarebbero presentati un geometra, un ingegnere, un responsabile dei lavori e alcuni operai, indicati come incaricati della proprietà ecclesiastica, ma sostiene che gli abitanti non avrebbero ricevuto rassicurazioni sufficienti sulla natura degli incarichi. Riferisce inoltre di un recente episodio nel quale un sacerdote avrebbe invitato i residenti a lasciare l'immobile e a consegnare le chiavi. Circostanze che, al momento, richiedono verifiche e chiarimenti da parte dei soggetti coinvolti. La vicenda, tuttavia, non riguarda soltanto le condizioni materiali dell'edificio. Per chi vi abita da decenni, Palazzo Carafa rappresenta una parte importante della propria storia personale e familiare, oltre che della memoria collettiva di Teverola.

La residente racconta del giardino curato negli anni dalla sua famiglia, degli alberi piantati dalla madre nel 1918 e degli animali che hanno accompagnato la vita quotidiana di adulti e bambini. Tra questi, quattro oche diventate le mascotte dei più piccoli, un coniglietto e Ciro, un cane di sedici anni che vive da sempre in spazi aperti.

Proprio per Ciro, oggi, la donna manifesta una particolare preoccupazione, temendo che gli eventuali cambiamenti negli spazi del palazzo possano compromettere le abitudini di un animale ormai anziano. Un racconto personale che restituisce la dimensione umana di una vicenda troppo spesso ridotta a una questione di lavori e proprietà.

La residente sostiene inoltre che gli abitanti abbiano continuato a pagare le utenze e i tributi, nonostante le difficoltà, e rivendica il valore di una presenza durata circa sessant'anni. "Una scheda elettorale, le bollette, la spazzatura: non siamo nessuno?", è la domanda con cui esprime il senso di esclusione avvertito da chi, pur vivendo stabilmente a Teverola, oggi teme di non avere più voce sul proprio futuro.

È proprio questo il punto sul quale si concentra la questione: mentre i residenti raccontano disagi e chiedono certezze, resta la necessità di conoscere con precisione gli atti amministrativi, gli interventi autorizzati, le responsabilità dei soggetti coinvolti e le misure previste per garantire la sicurezza di chi abita ancora il palazzo.

Il silenzio delle istituzioni rischia di lasciare i residenti soli ad affrontare una situazione che richiede invece verifiche, trasparenza e risposte ufficiali. Il Comune e gli uffici competenti sono chiamati a fare chiarezza, accertando le circostanze segnalate e spiegando quali siano le prospettive per l'immobile e per le persone che vi risiedono.

Palazzo Carafa è un edificio legato alla storia di Teverola, ma dietro le sue mura non ci sono soltanto vicende architettoniche e questioni patrimoniali: ci sono persone, famiglie e ricordi che attraversano generazioni. La tutela del patrimonio storico e il rispetto di chi lo abita non dovrebbero essere presentati come esigenze contrapposte.

La domanda, dunque, resta aperta: chi darà finalmente risposte ai residenti? Perché, mentre la vicenda continua a evolversi, chi vive a Palazzo Carafa non può essere lasciato ad affrontare da solo l'incertezza sul proprio futuro