martedì 13 gennaio 2026

Cimitero nel degrado a Teverola, le opposizioni attaccano: “Qui è sepolta anche la dignità dell’amministrazione”

 

Il cimitero comunale di Teverola è oggi il simbolo più evidente del fallimento amministrativo che sta attraversando il paese. Erbacce incontrollate, rifiuti, vialetti impraticabili e aree comuni abbandonate raccontano una realtà che va ben oltre la semplice mancanza di manutenzione: qui siamo di fronte a un vero e proprio disprezzo per la memoria e per i cittadini.

La denuncia pubblica è partita dalle opposizioni consiliari, che hanno portato all’attenzione dell’opinione pubblica e delle istituzioni lo stato di degrado del camposanto, definendolo “un’offesa ai defunti e alle famiglie che ogni giorno vi si recano”.

Le immagini e le segnalazioni hanno acceso un’ondata di indignazione. Sui social, decine di cittadini commentano con rabbia e amarezza, e non mancano richieste esplicite di dimissioni dell’attuale amministrazione comunale, accusata di incapacità, disinteresse e totale assenza di rispetto per i luoghi più sacri della comunità.

La vicenda assume contorni ancora più paradossali se si considera che il sindaco di Teverola è anche un medico. Una figura che per professione si occupa di cura, igiene e prevenzione, ma che alla guida del Comune sembra tollerare un livello di degrado che sfiora l’abbandono strutturale. In ospedale si combatte la decomposizione, al cimitero la si lascia avanzare indisturbata.

Chi oggi entra nel camposanto non trova silenzio e decoro, ma sterpaglie, sporcizia e incuria. Un percorso che per molti cittadini rappresenta un momento intimo e doloroso si trasforma in un’esperienza umiliante, in un luogo che appare dimenticato da chi dovrebbe garantirne la tutela.

Per le opposizioni il problema non è tecnico, ma politico: se un’amministrazione non è in grado di garantire nemmeno la dignità dei defunti, allora viene meno a uno dei suoi doveri fondamentali verso la comunità.

Il cimitero, in questo senso, diventa lo specchio più crudo della situazione del paese: un luogo dove non è stata sepolta solo la memoria, ma anche la credibilità di chi governa.

E quando persino i morti vengono abbandonati, non stupisce che i vivi inizino a chiedere un cambiamento radicale.











sabato 10 gennaio 2026

Luminarie ancora accese e aria irrespirabile: a Teverola la contraddizione continua

A quattro giorni dalla fine ufficiale delle festività natalizie, a Teverola le luminarie sono ancora accese. Non si tratta di un dettaglio folkloristico, ma di un segnale che pesa in un contesto già fortemente compromesso dal punto di vista ambientale. Nel corso del 2025, infatti, il territorio ha superato di oltre il doppio i limiti di inquinamento previsti dalla legge, una soglia che dovrebbe imporre interventi urgenti e strutturali da parte dell’amministrazione comunale.

Eppure, mentre ai cittadini viene chiesto di evitare il riscaldamento con impianti a biomassa per contenere le emissioni, lo stesso Comune continua a mantenere accese centinaia di luci decorative ormai prive di qualsiasi funzione. Un consumo di energia elettrica del tutto superfluo, che si traduce non solo in un ulteriore carico ambientale, ma anche in uno spreco di denaro pubblico. Risorse che potrebbero essere destinate a politiche serie di contrasto all’inquinamento, come il miglioramento del verde urbano, la mobilità sostenibile o il monitoraggio della qualità dell’aria.

La lotta allo smog non può essere affidata solo agli appelli rivolti ai cittadini: richiede coerenza, scelte amministrative e gesti concreti. Spegnere ciò che non serve più sarebbe già un primo atto di responsabilità istituzionale, soprattutto in una fase in cui la qualità dell’aria è diventata un problema di salute pubblica.

A rendere ancora più evidente questa contraddizione è il fatto che, oggi, le uniche luminarie ancora accese risultano essere quelle di Via Cavour, forse lasciate in funzione per i nostalgici delle feste mondane. Ma mentre qualcuno si aggrappa all’atmosfera delle luci, la città continua a respirare aria sempre più pesante. E su questo, più che sulle decorazioni, sarebbe il caso di fare finalmente luce.

venerdì 9 gennaio 2026

Campi estivi non pagati, l’ombra della ritorsione politica: “Puniti per una candidatura scomoda”

Il mancato pagamento del servizio dei campi estivi assume contorni sempre più delicati e controversi. Secondo Si Teverola OdV, non si tratterebbe più soltanto di un ritardo amministrativo, ma di una possibile ritorsione politica.

L’associazione ha regolarmente svolto il servizio per conto del Comune, garantendo attività educative e ricreative rivolte a famiglie e minori. Un servizio concluso, rendicontato e riconosciuto, che tuttavia, a distanza di mesi, non è stato ancora liquidato.

A rendere la vicenda particolarmente paradossale è la stessa missiva del Comune, in cui si legge: “Il Comune desidera esprimere il proprio ringraziamento per la collaborazione, l’impegno e la professionalità dimostrati nello svolgimento delle attività estive, che hanno contribuito in modo significativo alla qualità dell’offerta educativa e ricreativa rivolta alla comunità.”

Il riconoscimento ufficiale del valore del servizio reso accentua il contrasto con la mancata corresponsione dei pagamenti dovuti.

A rendere la vicenda ancora più sensibile è il contesto politico. Il presidente di Si Teverola OdV, Antonio Zacchia, è stato candidato consigliere comunale nella lista Teverola Sostenibile, contrapposta all’attuale maggioranza. Un elemento che, secondo l’associazione, non può essere ignorato di fronte a un’inerzia amministrativa così prolungata.

«Quando un servizio viene svolto correttamente ma non viene pagato – spiega  Zacchia – e l’unica differenza rispetto ad altri casi è l’impegno politico del rappresentante dell’ente, il ritardo perde neutralità e assume un significato che merita approfondimento».

Nel mirino finiscono responsabilità istituzionali ben precise.

Il dirigente competente non avrebbe proceduto alla liquidazione nonostante l’assenza di impedimenti formali noti.

L’assessore competente, Maria Domenica Tirozzi, pur informata della situazione, non risulterebbe aver attivato un’efficace azione di indirizzo e vigilanza. 

La segretaria comunale, dott.ssa Rosalba Vitale, cui spetta il presidio della legalità e della correttezza amministrativa, non avrebbe esercitato un richiamo formale al rispetto dei tempi e delle procedure.
Il sindaco Gennaro Caserta, responsabile del buon funzionamento complessivo dell’ente, avrebbe consentito che il ritardo si consolidasse.

Alla luce di questi elementi, Si Teverola OdV chiede formalmente l’intervento della Commissione Controllo e Garanzia, affinché venga fatta piena luce sull’intera vicenda e vengano accertate eventuali responsabilità amministrative e politiche.

Secondo l’associazione, la questione va oltre il singolo pagamento: se il ritardo di un atto dovuto può essere percepito come strumento di pressione o punizione politica, viene messo in discussione il principio di imparzialità della pubblica amministrazione.

«Il servizio dei campi estivi non è un favore – sottolinea Zacchia – ma un impegno contrattuale. Colpire un’associazione per l’orientamento politico del suo presidente significa colpire la comunità che quell’associazione serve».

L’associazione avverte che ogni ulteriore ritardo rafforzerà la convinzione che non si tratti di disorganizzazione, ma di una scelta consapevole, con implicazioni gravi sul piano democratico e istituzionale.

Una vicenda che ora attende risposte ufficiali e che chiama in causa il rapporto tra amministrazione pubblica, Terzo Settore e corretto esercizio del potere.

giovedì 8 gennaio 2026

Bene confiscato di Teverola: progetto incompiuto e memoria cancellata

 

Sul bene confiscato di Teverola sono stati investiti fondi pubblici significativi, destinati, secondo le dichiarazioni istituzionali, a trasformare un simbolo del potere criminale in un’impresa sociale di produzione, lavoro e riscatto civile.

Un progetto presentato come esempio virtuoso di restituzione al territorio e di vittoria dello Stato sul malaffare.

A distanza di anni, però, quel bene è ancora improduttivo. L’attività sociale di produzione di pasta, più volte annunciata e celebrata, non è mai realmente partita. Non per cause straordinarie o imprevedibili, ma per evidenti incapacità progettuali. Il caso più grave e simbolico è sotto gli occhi di tutti: l’assenza di acqua potabile, un requisito elementare e indispensabile per qualsiasi laboratorio alimentare.

Dopo oltre due anni di ritardi, il Comune è costretto a intervenire con ulteriori fondi propri per finanziare ciò che doveva essere previsto fin dall’inizio.

Un fallimento che non è solo tecnico, ma politico e amministrativo, e che pesa direttamente sulle spalle dei cittadini. In questo scenario, continuano a moltiplicarsi cerimonie, dichiarazioni, comunicati e presenze ufficial; politici, amministratori, associazioni ed enti che da anni si battono, a parole, per la legalità e per “liberare” i beni confiscati, si mostrano e si dichiarano. Ma tacciono di fronte a un bene fermo, inefficiente e privo di identità.

È legittimo allora porre una critica chiara: che senso ha parlare di restituzione al popolo penalizzato da anni di malaffare, se il bene restituito non produce lavoro, non genera valore e non ha memoria?
Che credibilità ha la retorica della legalità se non si ha il coraggio di denunciare errori, ritardi e responsabilità?

A rendere il quadro ancora più grave è l’assenza di un gesto tanto semplice quanto decisivo: il bene non è stato intitolato a Genovese Pagliuca. Un bene confiscato non è solo un immobile da recuperare, ma un segno pubblico. E un segno pubblico senza nome, senza memoria e senza funzione reale diventa un simbolo vuoto. Intitolarlo a Genovese Pagliuca non costerebbe nulla, ma darebbe senso a tutto ciò che oggi viene solo raccontato.

I fondi pubblici possono ristrutturare muri. Solo le scelte politiche possono costruire credibilità, memoria e giustizia.

La domanda finale è inevitabile: Se un bene confiscato resta improduttivo, anonimo e privo di memoria, è davvero restituito al popolo o è solo un’altra occasione mancata coperta da parole sulla legalità?

 

 

venerdì 25 luglio 2025

Teverola, trasparenza in bilico: ombre su avvisi pubblici e gestione comunale

 

 Nonostante l'Amministrazione comunale di Teverola insista nel dichiarare il proprio impegno per la trasparenza e il rispetto delle normative sui contratti pubblici, una recente manifestazione di interesse, definita "un po' pasticciata", sta sollevando non pochi interrogativi. Il responsabile del procedimento di quella manifestazione di interesse è stato rimosso dall'incarico. Mancava anche il responsabile anticorruzione

Il silenzio del sindaco, che non ha ritenuto opportuno rispondere alle richieste di chiarimento su questa vicenda, alimenta seri dubbi sulla capacità dell'Ente di gestire con efficacia e trasparenza le problematiche emerse, specialmente in un contesto già segnato da una gestione dei fondi pubblici verosimilmente non corretta.  Non è la prima volta che il Comune di Teverola si trova al centro di polemiche per la pubblicazione di bandi e manifestazioni d'interesse poco chiari o addirittura "ingarbugliati". 

Non ultimo la manifestazione di interesse per il servizio di gestione dei centri estivi 2025, anche in questo caso, spicca un'anomalia che solleva forti sospetti: come può il Comune essere a conoscenza in anticipo di dati sensibili, come un piano finanziario dettagliato e del progetto educativo estivo per poi procedere con una gara sul MEPA (Mercato Elettronico della Pubblica Amministrazione) basata sul solo criterio del prezzo "economicamente più conveniente"? Questo fattore, infatti, è l’unico criterio previsto per l’assegnazione della gara, una scelta che, potrebbe generare perplessità in merito all’effettiva equità della procedura e alla parità di accesso per tutti gli operatori. La situazione si aggrava ulteriormente per la totale mancanza di informazioni sul numero e sulle disabilità dei bambini portatori di handicap che dovrebbero beneficiare dei servizi oggetto dell'appalto per quest’ultimi è indispensabile una presenza di operatori specializzati one to one in base al tipo di disabilità. 

Questa omissione fondamentale ha impedito ai potenziali offerenti di formulare proposte adeguate e mirate alle reali esigenze, lasciando intendere che le decisioni chiave siano già state prese. Il contesto in cui si inserisce questa vicenda è quello di un ufficio comunale già in affanno, con carenze di personale e lungaggini nelle procedure di assunzione che inevitabilmente generano inefficienze nella gestione delle gare d'appalto. In questo scenario, la reticenza del sindaco nel fornire risposte dirette e tempestive alle domande sollevate dall’associazione di volontariato Si Teverola Odv, è particolarmente preoccupante. La trasparenza è un pilastro fondamentale di una buona amministrazione, ancor più quando articoli apparsi sulla stampa sollevano legittime perplessità sull'operato dell'ente. 

È auspicabile che l'Amministrazione comunale di Teverola mostri maggiore apertura e reattività. Fornire chiarimenti su questioni di pubblico interesse, rispondere alle richieste di chiarimenti e operare con la massima trasparenza non sono solo obblighi normativi, ma un dovere etico verso i cittadini. Solo così si potranno dissipare i dubbi e ristabilire la fiducia nell'operato dell'ente locale. La collettività ha il diritto di sapere come vengono gestite le risorse pubbliche e chi beneficia degli appalti, specialmente quando si tratta di servizi essenziali per le fasce più vulnerabili della popolazione.