martedì 10 febbraio 2026

Teverola soffoca. I dati lo dicono, il Comune tace

 

La realtà ambientale di Teverola è terrificante. Non è un’esagerazione retorica: è la sintesi di anni di dati, dossier ufficiali, inchieste e allarmi tecnici che documentano uno stato di emergenza ambientale continuo, con evidenti e gravi implicazioni per la salute pubblica.

Le analisi più recenti sulla qualità dell’aria, tra cui il report “Mal’Aria di Città” di Legambiente Campania, confermano che Teverola è tra le città campane con livelli di inquinanti che superano di gran lunga gli obiettivi europei sulla qualità dell’aria, con impatti reali sul benessere della popolazione.

Ma questa emergenza non è nata ieri, né è un problema esclusivo di qualche anno fa.

Già nel settembre 2013 era stato trattato pubblicamente il tema dell’inquinamento nell’Agro Aversano: in un post pubblicato su un blog locale, si raccontava di una situazione in cui, in base ad analisi svolte da tecnici dell’US Navy, vaste aree dell’Agro Aversano, comprese zone di Teverola, venivano considerate ambienti compromessi dal punto di vista ambientale e sanitario. In quel testo si parlava di famiglie statunitensi che avevano abbandonato il territorio per motivi legati all’inquinamento, e si denunciava il perdurare di sostanze tossiche oltre i limiti di sicurezza. (Puoi leggerlo integralmente qui: https://peralzatadimano.blogspot.com/2013/09/via-gli-italiani-dallagro-aversano-per.html)

Allo stesso tempo, L’Espresso pubblicò l’inchiesta “Bevi Napoli e poi muori”, basata su dossier e analisi elaborati dagli enti americani, che documentavano rischi ambientali e sanitari diffusi in vaste aree tra Napoli e Caserta e denunciavano l’assenza di adeguate risposte istituzionali italiane.

Di fronte a questi allarmi, documentati, tecnici, internazionali, troppi amministratori locali hanno reagito con silenzio, banalizzazione e spot di facciata, invece di assumere responsabilità politiche e amministrative chiare.

Tra coloro che hanno avuto incarichi negli anni e che oggi siedono ancora nell’amministrazione comunale emerge una responsabilità politica evidente. In particolare, l’attuale sindaco Gennaro Caserta, anche per la sua formazione medica, non può non essere consapevole dell’impatto che l’inquinamento dell’aria ha sulla salute della popolazione. I dati sull’inquinamento atmosferico si traducono in patologie respiratorie, cardiovascolari e in un peggioramento complessivo della qualità della vita, ed è su questo terreno che si misura la responsabilità di chi amministra.

Eppure, nonostante anni di allarmi e rapporti, l’inerzia amministrativa è stata la regola, non l’eccezione.

Gli annunci di centraline, comunicati stampa e passerelle istituzionali non bastano.
La qualità dell’aria non si migliora con le foto, ma con politiche strutturali, investimenti concreti e piani rigorosi basati su evidenze scientifiche.

Per cambiare davvero il destino di Teverola servono scelte coraggiose e immediatamente operative a partire dall’adozione di criteri urbanistici che tutelino la salute applicando il metodo olandese 3–30–300 per garantire più alberi visibili dalle abitazioni, maggiore copertura arborea nei rioni e spazi verdi raggiungibili a piedi, condizionando le nuove licenze edilizie al verde prevedendo per ogni nuova autorizzazione l’obbligo concreto di piantare almeno tre alberi con vincoli di manutenzione e garanzie nel tempo, avviando una riforestazione urbana progettata e monitorata perché non bastano piantumazioni simboliche ma servono micro-boschi, corridoi verdi e fasce forestali pianificate con l’aiuto di agronomi competenti, recuperando il verde pubblico esistente oggi in molti casi abbandonato all’incuria in modo indegno e insalubre, attivando controlli ambientali efficaci sulle attività produttive dell’area PIP e sugli stabilimenti potenzialmente inquinanti che devono essere monitorati e sanzionati con rigore e non con tolleranza e infine garantendo la trasparenza totale dei dati ambientali rendendo pubblici e leggibili i dati delle centraline accompagnati da analisi tecniche e report periodici.

La salute non è un’opzione, né un argomento di campagna elettorale. È un diritto fondamentale che questa comunità merita di vedere rispettato. La domanda non è più se si debba agire, ma quando e come. 

A Teverola, la risposta deve essere adesso

 

 


martedì 20 gennaio 2026

Cronache dalla Città dei Balocchi

 

Nella Città dei Balocchi non esistono problemi. 

Esistono solo favole raccontate male da chi non sa sognare. Così dice Pinocchio, primo cittadino di legno, che ogni sera si affaccia dal palazzo più alto per rassicurare il popolo: «State tranquilli, va tutto bene, tutto sarà fatto nei prossimi 100 giorni». E il naso cresce, cresce sereno, come un albero piantato al centro della piazza.

Qui l’aria è sempre pulita, anche quando manca il respiro. Le strade sono nuove, anche quando si sbriciolano sotto i piedi. Il decoro regna sovrano, anche quando il degrado si accomoda sui marciapiedi. Ma guai a dirlo: chi lo fa viene subito additato come guastafeste, nemico della felicità.

Pinocchio promette e tanti applaudono. Promette ponti dove non c’è un fiume, palazzi dove non ci sono fondamenta, lavoro a chi ha già imparato ad andare via. Ogni promessa è un’altra moneta sotterrata nel Campo dei Miracoli, mentre si invita il popolo a pazientare: «Domani cresceranno alberi d’oro, arriveranno i finanziamenti»

Geppetto guarda in silenzio. Ha costruito il burattino sperando diventasse un uomo, ma col tempo ha capito che il legno è più resistente della verità. Intanto rattoppa, sistema, aggiusta quel poco che resta della casa, mentre fuori la festa continua. 

Il Grillo Parlante prova a parlare. Sussurra che qualcosa non torna, che le favole finiscono sempre allo stesso modo. Ma viene scacciato, zittito, accusato di portare sfortuna, di scrivere troppo sui social. Nella Città dei Balocchi il Grillo è fastidioso: ricorda che "crescere" fa male.

I bambini ridono, corrono dietro al carro della cuccagna. È trainato da ciuchini stanchi, (che si lamentano del "vecchio" a sua insaputa) ma ben addestrati. Sul carro volano parole leggere: strade nuove con tanto di asfalto, cultura, memoria, sicurezza. Chi sale sopra non paga biglietto, paga col silenzio. E poco a poco, senza accorgersene, le orecchie si allungano. Chi non ride viene escluso. Chi non applaude è accusato di non amare la città. Chi chiede conto viene deriso: «Sei tu che vedi tutto nero e non collabori».

E intanto Pinocchio sorride, lucida il naso e prepara la prossima fiaba. Ma non tutte le favole sono eterne. Arriva sempre il momento in cui il legno scricchiola, il trucco cola, il carro si ferma. Arriva il giorno in cui la Città dei Balocchi chiede il conto a chi l’ha trasformata in un parco giochi senza futuro. Quel giorno serve coraggio. Serve scendere dal carro. Serve ascoltare il Grillo. Serve smettere di credere che il Paese dei Balocchi sia casa. Pinocchio deve smettere di governare. Tutti gli attori devono restituire le monete. I burattini devono spezzare i fili.

Solo allora la Città dei Balocchi potrà tornare a essere una città vera. E forse, finalmente, qualcuno potrà dire la verità senza che il naso cresca.

lunedì 19 gennaio 2026

Genovese Pagliuca, la memoria interrotta e l’assenza delle istituzioni

Per anni Si Teverola OdV, insieme ad altre associazioni che si battono per la legalità e la memoria, ha custodito e promosso il ricordo di Genovese Pagliuca, vittima innocente di camorra, ucciso il 19 gennaio 1995 per aver difeso la dignità, la libertà e il rispetto.

Una memoria condivisa, costruita dal basso, portata avanti dal mondo associativo e civile, spesso in assenza di un reale accompagnamento istituzionale, ma con la consapevolezza che ricordare Genovese significhi affermare valori non negoziabili: giustizia, responsabilità, coraggio.

Dopo la realizzazione del monumento dedicato a Genovese Pagliuca, tuttavia, le istituzioni hanno progressivamente smesso di esercitare un ruolo attivo. 
Da diversi anni non si registrano iniziative strutturate, percorsi educativi, né atti politici continuativi capaci di dare sostanza a quella memoria.
Il monumento è rimasto. L’impegno istituzionale, no.

Eppure, nel corso di una riunione ufficiale tra l’Amministrazione comunale, la famiglia Pagliuca e le associazioni locali impegnate nella legalità, era stato assunto un impegno chiaro e pubblico: istituire una Giornata della Memoria dedicata a Genovese Pagliuca.
Un impegno solenne, assunto davanti ai familiari di una vittima innocente e davanti a una rete associativa che da anni supplisce alle mancanze delle istituzioni.

A oggi, però, quell’impegno non si è tradotto in alcun atto amministrativo.
Non si tratta di un ritardo tecnico né di una dimenticanza casuale.
È il segno di una assenza politica che si protrae nel tempo, aggravata dal fatto che riguarda la memoria di una vittima di camorra e una promessa pubblica fatta in un contesto ufficiale.

La memoria non può essere delegata esclusivamente alle associazioni.
Quando le istituzioni si limitano a un monumento e rinunciano alla continuità, la memoria diventa statica, simbolica, priva di forza educativa.
Come Si Teverola OdV, insieme alle altre realtà associative impegnate per la legalità, continueremo a ricordare Genovese Pagliuca. Ma riteniamo doveroso affermare con chiarezza un principio politico essenziale: la legalità non si celebra a parole, si costruisce con atti coerenti.
E il silenzio istituzionale, quando dura anni, non è neutrale. È una scelta.
Teverola merita una memoria viva, condivisa, istituzionalizzata.

Tutto il resto è assenza.

domenica 18 gennaio 2026

​Un Patto di Civiltà per l'Agro Aversano: dalla negazione alla cura

 

L’attuale condizione dell’Agro Aversano non rappresenta soltanto un’emergenza ambientale, ma una profonda crisi dell’etica pubblica. Assistere al silenzio, o peggio, alla sottovalutazione dei dati allarmanti sull'inquinamento da parte delle amministrazioni locali, significa abdicare al primo e più nobile dovere della politica: la tutela della vita.

​Mentre i rapporti tecnici descrivono una realtà fuori controllo, una parte della classe dirigente sembra aver scelto la via del disimpegno. La distanza tra una politica nazionale spesso distratta da dinamiche centraliste e una politica locale incapace di farsi scudo dei propri cittadini ha creato un vuoto di rappresentanza che oggi si traduce in sofferenza e malattia.

​Non è più tollerabile che il diritto alla salute venga subordinato a calcoli elettorali o a una colpevole inerzia amministrativa. Chi "snobba" l'evidenza scientifica del degrado ambientale si rende complice di un sistema che ha trasformato un territorio d'eccellenza in una ferita aperta nel cuore della Campania.

​In questo scenario di precarietà, l’istituzione di un Polo Oncologico ad Aversa non deve essere intesa come una semplice dotazione infrastrutturale, bensì come un atto di coraggio politico e di riparazione morale.

  • ​Prossimità contro Disagio: Restituire ai cittadini la possibilità di curarsi nel proprio territorio significa abbattere le barriere di una malasanità che costringe alla migrazione sanitaria.
  • ​Risposta al Danno Ambientale: Il Polo rappresenta il riconoscimento tangibile del nesso tra territorio e patologia, un presidio di resistenza contro le conseguenze di decenni di gestione omissiva.
  • ​Centralità della Persona: Mettere al centro chi soffre significa invertire la rotta, passando da una politica dell'abbandono a una politica della cura e della dignità.

​È tempo di promuovere un’alleanza tra le forze sane della società, i tecnici coraggiosi e i cittadini che non intendono rassegnarsi. La battaglia per la salute nell'Agro Aversano è la battaglia per la legalità e per la sovranità del bene comune.

​Non chiediamo concessioni, ma esigiamo il ripristino dei diritti costituzionali. La politica deve tornare a essere lo strumento con cui una comunità si difende e si progetta, non il velo che nasconde le proprie ferite.

martedì 13 gennaio 2026

Cimitero nel degrado a Teverola, le opposizioni attaccano: “Qui è sepolta anche la dignità dell’amministrazione”

 

Il cimitero comunale di Teverola è oggi il simbolo più evidente del fallimento amministrativo che sta attraversando il paese. Erbacce incontrollate, rifiuti, vialetti impraticabili e aree comuni abbandonate raccontano una realtà che va ben oltre la semplice mancanza di manutenzione: qui siamo di fronte a un vero e proprio disprezzo per la memoria e per i cittadini.

La denuncia pubblica è partita dalle opposizioni consiliari, che hanno portato all’attenzione dell’opinione pubblica e delle istituzioni lo stato di degrado del camposanto, definendolo “un’offesa ai defunti e alle famiglie che ogni giorno vi si recano”.

Le immagini e le segnalazioni hanno acceso un’ondata di indignazione. Sui social, decine di cittadini commentano con rabbia e amarezza, e non mancano richieste esplicite di dimissioni dell’attuale amministrazione comunale, accusata di incapacità, disinteresse e totale assenza di rispetto per i luoghi più sacri della comunità.

La vicenda assume contorni ancora più paradossali se si considera che il sindaco di Teverola è anche un medico. Una figura che per professione si occupa di cura, igiene e prevenzione, ma che alla guida del Comune sembra tollerare un livello di degrado che sfiora l’abbandono strutturale. In ospedale si combatte la decomposizione, al cimitero la si lascia avanzare indisturbata.

Chi oggi entra nel camposanto non trova silenzio e decoro, ma sterpaglie, sporcizia e incuria. Un percorso che per molti cittadini rappresenta un momento intimo e doloroso si trasforma in un’esperienza umiliante, in un luogo che appare dimenticato da chi dovrebbe garantirne la tutela.

Per le opposizioni il problema non è tecnico, ma politico: se un’amministrazione non è in grado di garantire nemmeno la dignità dei defunti, allora viene meno a uno dei suoi doveri fondamentali verso la comunità.

Il cimitero, in questo senso, diventa lo specchio più crudo della situazione del paese: un luogo dove non è stata sepolta solo la memoria, ma anche la credibilità di chi governa.

E quando persino i morti vengono abbandonati, non stupisce che i vivi inizino a chiedere un cambiamento radicale.











sabato 10 gennaio 2026

Luminarie ancora accese e aria irrespirabile: a Teverola la contraddizione continua

A quattro giorni dalla fine ufficiale delle festività natalizie, a Teverola le luminarie sono ancora accese. Non si tratta di un dettaglio folkloristico, ma di un segnale che pesa in un contesto già fortemente compromesso dal punto di vista ambientale. Nel corso del 2025, infatti, il territorio ha superato di oltre il doppio i limiti di inquinamento previsti dalla legge, una soglia che dovrebbe imporre interventi urgenti e strutturali da parte dell’amministrazione comunale.

Eppure, mentre ai cittadini viene chiesto di evitare il riscaldamento con impianti a biomassa per contenere le emissioni, lo stesso Comune continua a mantenere accese centinaia di luci decorative ormai prive di qualsiasi funzione. Un consumo di energia elettrica del tutto superfluo, che si traduce non solo in un ulteriore carico ambientale, ma anche in uno spreco di denaro pubblico. Risorse che potrebbero essere destinate a politiche serie di contrasto all’inquinamento, come il miglioramento del verde urbano, la mobilità sostenibile o il monitoraggio della qualità dell’aria.

La lotta allo smog non può essere affidata solo agli appelli rivolti ai cittadini: richiede coerenza, scelte amministrative e gesti concreti. Spegnere ciò che non serve più sarebbe già un primo atto di responsabilità istituzionale, soprattutto in una fase in cui la qualità dell’aria è diventata un problema di salute pubblica.

A rendere ancora più evidente questa contraddizione è il fatto che, oggi, le uniche luminarie ancora accese risultano essere quelle di Via Cavour, forse lasciate in funzione per i nostalgici delle feste mondane. Ma mentre qualcuno si aggrappa all’atmosfera delle luci, la città continua a respirare aria sempre più pesante. E su questo, più che sulle decorazioni, sarebbe il caso di fare finalmente luce.

venerdì 9 gennaio 2026

Campi estivi non pagati, l’ombra della ritorsione politica: “Puniti per una candidatura scomoda”

Il mancato pagamento del servizio dei campi estivi assume contorni sempre più delicati e controversi. Secondo Si Teverola OdV, non si tratterebbe più soltanto di un ritardo amministrativo, ma di una possibile ritorsione politica.

L’associazione ha regolarmente svolto il servizio per conto del Comune, garantendo attività educative e ricreative rivolte a famiglie e minori. Un servizio concluso, rendicontato e riconosciuto, che tuttavia, a distanza di mesi, non è stato ancora liquidato.

A rendere la vicenda particolarmente paradossale è la stessa missiva del Comune, in cui si legge: “Il Comune desidera esprimere il proprio ringraziamento per la collaborazione, l’impegno e la professionalità dimostrati nello svolgimento delle attività estive, che hanno contribuito in modo significativo alla qualità dell’offerta educativa e ricreativa rivolta alla comunità.”

Il riconoscimento ufficiale del valore del servizio reso accentua il contrasto con la mancata corresponsione dei pagamenti dovuti.

A rendere la vicenda ancora più sensibile è il contesto politico. Il presidente di Si Teverola OdV, Antonio Zacchia, è stato candidato consigliere comunale nella lista Teverola Sostenibile, contrapposta all’attuale maggioranza. Un elemento che, secondo l’associazione, non può essere ignorato di fronte a un’inerzia amministrativa così prolungata.

«Quando un servizio viene svolto correttamente ma non viene pagato – spiega  Zacchia – e l’unica differenza rispetto ad altri casi è l’impegno politico del rappresentante dell’ente, il ritardo perde neutralità e assume un significato che merita approfondimento».

Nel mirino finiscono responsabilità istituzionali ben precise.

Il dirigente competente non avrebbe proceduto alla liquidazione nonostante l’assenza di impedimenti formali noti.

L’assessore competente, Maria Domenica Tirozzi, pur informata della situazione, non risulterebbe aver attivato un’efficace azione di indirizzo e vigilanza. 

La segretaria comunale, dott.ssa Rosalba Vitale, cui spetta il presidio della legalità e della correttezza amministrativa, non avrebbe esercitato un richiamo formale al rispetto dei tempi e delle procedure.
Il sindaco Gennaro Caserta, responsabile del buon funzionamento complessivo dell’ente, avrebbe consentito che il ritardo si consolidasse.

Alla luce di questi elementi, Si Teverola OdV chiede formalmente l’intervento della Commissione Controllo e Garanzia, affinché venga fatta piena luce sull’intera vicenda e vengano accertate eventuali responsabilità amministrative e politiche.

Secondo l’associazione, la questione va oltre il singolo pagamento: se il ritardo di un atto dovuto può essere percepito come strumento di pressione o punizione politica, viene messo in discussione il principio di imparzialità della pubblica amministrazione.

«Il servizio dei campi estivi non è un favore – sottolinea Zacchia – ma un impegno contrattuale. Colpire un’associazione per l’orientamento politico del suo presidente significa colpire la comunità che quell’associazione serve».

L’associazione avverte che ogni ulteriore ritardo rafforzerà la convinzione che non si tratti di disorganizzazione, ma di una scelta consapevole, con implicazioni gravi sul piano democratico e istituzionale.

Una vicenda che ora attende risposte ufficiali e che chiama in causa il rapporto tra amministrazione pubblica, Terzo Settore e corretto esercizio del potere.